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Articolo per pazienti Pubblicato: 09/04/2010 Lettura: ~2 min

CARESS in AMI: aggiornamenti sul trial per l'infarto miocardico acuto

Fonte
Studio CARESS in AMI promosso dal GISE, presentato da Giampiero Patrizi, Cardiologia Ospedale Civile “B. Ramazzini” Carpi.

Aggiornato il 09/02/2026

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Categoria: 23 Sezione: 2

Introduzione

Lo studio CARESS in AMI è una ricerca importante che coinvolge pazienti con infarto miocardico acuto, una condizione grave del cuore. Questo studio confronta due diversi modi di trattare questi pazienti per capire quale sia il più efficace e sicuro. Qui troverai una spiegazione chiara e semplice dei primi risultati e dell'organizzazione dello studio.

Che cos'è lo studio CARESS in AMI

Lo studio CARESS in AMI è stato creato per aiutare pazienti che hanno avuto un infarto miocardico acuto con sopraslivellamento del tratto ST, un tipo di attacco cardiaco grave. Sono stati scelti pazienti con caratteristiche che indicano un rischio elevato di complicazioni.

Lo studio confronta due strategie di trattamento:

  • Prima strategia: somministrazione di una comboterapia, cioè una combinazione di farmaci: metà dose di un farmaco che scioglie i coaguli (fibrinolitico chiamato Reteplase) insieme a un altro farmaco chiamato Abciximab, che aiuta a prevenire la formazione di nuovi coaguli. L'intervento con angioplastica (una procedura per aprire le arterie bloccate) viene fatto solo se il cuore non riceve abbastanza sangue dopo il trattamento farmacologico.
  • Seconda strategia: somministrazione della stessa combinazione di farmaci, seguita però da un trasferimento immediato in laboratorio per eseguire l'angioplastica.

Come si valuta il successo del trattamento

L'obiettivo principale dello studio è valutare, entro 30 giorni, la presenza di eventi gravi come:

  • morte
  • nuovo infarto
  • ischemia refrattaria (cioè dolore al petto che non migliora con il trattamento)

Organizzazione dello studio e partecipanti

Lo studio è promosso dal GISE, un gruppo italiano di cardiologia interventistica, ma coinvolge anche centri in Francia e Polonia, rendendolo internazionale. Attualmente partecipano 37 centri principali (chiamati Hub) e 86 centri secondari (satellite) distribuiti nei tre paesi.

Primi risultati preliminari

Dai primi 100 pazienti arruolati emergono dati molto interessanti:

  • L'età media dei pazienti è di circa 61 anni, con più uomini rispetto alle donne (rapporto 3:1).
  • La maggior parte dei pazienti ha una funzione cardiaca ridotta, con due terzi che hanno una frazione di eiezione (una misura della capacità del cuore di pompare il sangue) inferiore al 50% e un quinto con una funzione molto bassa (<35%).
  • Nonostante il rischio elevato, la percentuale di pazienti che hanno avuto eventi gravi (morte, nuovo infarto o ischemia refrattaria) è stata bassa, pari al 7,8%, inferiore a quanto previsto (9,5%).
  • Gli eventi avversi gravi come ictus, insufficienza cardiaca, sanguinamenti minori o necessità di trasfusioni sono stati rari.
  • La combinazione di farmaci sembra sicura e efficace nel favorire il flusso di sangue nelle arterie colpite, con il 65% dei pazienti che ha mostrato un buon recupero del flusso coronarico.

Possibili sviluppi dello studio

Dato il basso numero di eventi gravi, gli studiosi stanno valutando di modificare leggermente gli obiettivi dello studio per includere anche la durata del ricovero e la necessità di nuovi ricoveri per insufficienza cardiaca.

Lo studio è quindi in piena attività e i risultati preliminari sono promettenti. Si spera che in Italia il numero di pazienti arruolati aumenti, per contribuire al successo di questa importante ricerca.

In conclusione

Lo studio CARESS in AMI sta valutando due strategie di trattamento per l'infarto miocardico acuto ad alto rischio. I primi dati mostrano che entrambe le strategie sono sicure e che i pazienti trattati hanno una bassa incidenza di eventi gravi. Questi risultati incoraggianti fanno ben sperare per il futuro e per il miglioramento delle cure per chi soffre di infarto.

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