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Articolo per pazienti Pubblicato: 29/03/2018 Lettura: ~3 min

Fattori che influenzano la persistenza del blocco atrioventricolare dopo TAVI

Fonte
Gaede et al. Clin Res Cardiol. 2018;107(1):60-69. doi: 10.1007/s00392-017-1158-2.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Giulia Rivasi Aggiornato il 03/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

La sostituzione della valvola aortica tramite TAVI è una procedura importante per molti pazienti. Talvolta, dopo l'intervento, può comparire un problema al cuore chiamato blocco atrioventricolare (BAV), che può richiedere l'impianto di un pacemaker. Questo testo spiega quali sono i fattori che possono far sì che questo blocco persista nel tempo e come si evolve dopo la procedura.

Che cos'è il blocco atrioventricolare dopo TAVI

La TAVI è una procedura che permette di sostituire la valvola aortica del cuore senza aprire il torace. In circa un quinto dei pazienti, dopo questa procedura, può essere necessario impiantare un pacemaker. Questo succede perché il posizionamento della nuova valvola può causare uno stress meccanico su una parte del cuore chiamata nodo atrioventricolare, che controlla il passaggio degli impulsi elettrici tra le camere superiori (atrio) e inferiori (ventricolo) del cuore. Quando questo nodo è danneggiato, può insorgere un blocco atrioventricolare (BAV), cioè un'interruzione o rallentamento del segnale elettrico che regola il battito cardiaco.

Lo studio sui pazienti sottoposti a TAVI

Uno studio condotto in Germania ha analizzato 1.198 pazienti che hanno subito la TAVI tra il 2010 e il 2015. Sono stati esclusi quelli che già avevano un pacemaker. Dopo la procedura, il 14,7% dei pazienti ha ricevuto un pacemaker, soprattutto a causa di un blocco atrioventricolare di III grado, che è il tipo più grave di blocco.

Fattori che aumentano il rischio di dover impiantare un pacemaker

  • Presenza di un blocco di branca destra già esistente prima della procedura. Questo è un tipo di alterazione della conduzione elettrica nel cuore.
  • Uso di una particolare valvola chiamata CoreValve.

Come evolve il blocco atrioventricolare dopo l'impianto del pacemaker

Tra i pazienti che hanno ricevuto il pacemaker, molti hanno mostrato un miglioramento spontaneo del blocco:

  • Il 51,3% ha recuperato già nel primo giorno dopo l'impianto.
  • Il 77,6% ha mostrato recupero entro due mesi dalla procedura.
  • Solo il 22,4% ha mantenuto il blocco in modo persistente.

Fattori che predicono la persistenza del blocco

  • Presenza di blocco di branca destra prima della TAVI.
  • La post-dilatazione della protesi, cioè un'ulteriore dilatazione della valvola impiantata per migliorarne la posizione.
  • Un gradiente aortico medio elevato prima della procedura, che indica una maggiore pressione da superare nella valvola aortica malata.
  • L'impianto precoce del pacemaker subito dopo la procedura è stato l'unico fattore che ha predetto in modo indipendente la persistenza del blocco.

Consigli generali basati sui risultati

Dato che molti blocchi atrioventricolari migliorano da soli nel tempo, è possibile che in alcuni casi sia utile aspettare e monitorare attentamente l'evoluzione del problema prima di impiantare un pacemaker. Questo approccio può aiutare a evitare impianti non necessari.

In conclusione

Il blocco atrioventricolare dopo la TAVI è un problema che può migliorare spontaneamente nella maggior parte dei pazienti. Alcuni fattori, come un blocco di branca destra preesistente, un gradiente aortico elevato e la post-dilatazione della valvola, aumentano la probabilità che il blocco persista. Aspettare e osservare l'evoluzione del blocco può essere utile per evitare impianti di pacemaker non necessari.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Giulia Rivasi

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