Che cosa sono gli stroke silenti dopo TAVR?
Gli stroke ischemici sono danni al cervello causati da un blocco del flusso sanguigno. Dopo l'intervento TAVR, questi eventi possono accadere e sono una complicanza seria, associata a una minore sopravvivenza e qualità di vita.
Molto più frequenti sono però gli stroke silenti, cioè piccoli danni al cervello che non causano sintomi evidenti. Questi si possono vedere con una risonanza magnetica cerebrale e possono arrivare fino al 70% dei pazienti dopo TAVR.
Qual è il legame con la disfunzione cognitiva?
Nonostante siano "silenti", queste lesioni possono essere collegate a un peggioramento delle funzioni cognitive, cioè delle capacità di pensare, ricordare e concentrarsi.
Uno studio ha analizzato 39 ricerche con oltre 2.400 pazienti che hanno fatto la risonanza magnetica dopo TAVR. Tra i 2.171 pazienti esaminati, 1.601 avevano almeno una zona di danno ischemico nel cervello. Solo il 3% ha avuto stroke con sintomi evidenti.
Fattori che aumentano il rischio di stroke silenti
- Diabete
- Insufficienza renale cronica (problemi ai reni a lungo termine)
- Uso di risonanza magnetica ad alta potenza (3 Tesla), che permette di vedere meglio le lesioni
- Predilatazione, cioè una procedura fatta prima dell'intervento per allargare la valvola
Come si evolve la disfunzione cognitiva dopo TAVR?
La disfunzione cognitiva precoce, cioè i primi segni di difficoltà nel pensare, è aumentata nel tempo dopo l'intervento:
- 16% circa entro 10 giorni
- 26% circa dopo 6 settimane
Lo studio suggerisce che più sono gli infarti silenti, maggiore è la probabilità di avere problemi cognitivi.
Ruolo dei dispositivi di protezione cerebrale
Alcuni dispositivi usati durante l'intervento per proteggere il cervello sembrano ridurre la dimensione degli infarti, ma non la loro frequenza.
In conclusione
Gli infarti cerebrali silenti sono molto comuni dopo la sostituzione della valvola aortica con TAVR. Alcune condizioni come il diabete, problemi renali e la predilatazione aumentano il rischio. È importante fare ulteriori studi per capire meglio come questi danni influenzino la capacità di pensare e vivere bene dopo l'intervento.