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Articolo per pazienti Pubblicato: 18/09/2014 Lettura: ~2 min

L’uso delle eparine a basso peso molecolare come terapia ponte negli interventi programmati con anticoagulanti orali diretti (NAO)

Fonte
Eur Heart J 2014;35:1888–1896.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Paolo Colonna Aggiornato il 05/02/2026

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Introduzione

Quando si deve interrompere una terapia anticoagulante per un intervento programmato, è importante gestire bene il trattamento per evitare rischi. Negli ultimi anni, con l’arrivo di nuovi anticoagulanti orali (NAO), è cambiato il modo di agire, semplificando la gestione e riducendo alcune complicazioni. Qui spieghiamo cosa significa questo cambiamento e cosa dicono gli studi più recenti.

Che cosa significa la terapia ponte con eparine?

La terapia ponte consiste nel sostituire temporaneamente gli anticoagulanti orali con un altro tipo di farmaco chiamato eparina a basso peso molecolare durante il periodo in cui si interrompe l’anticoagulazione per un intervento chirurgico o diagnostico. Questo metodo è stato usato per molti anni soprattutto con il farmaco warfarin.

Tuttavia, questa pratica era complicata e aumentava il rischio di sanguinamenti perché i due farmaci venivano usati insieme per un breve periodo.

Cosa è cambiato con i nuovi anticoagulanti orali (NAO)?

I NAO, come il dabigatran e il rivaroxaban, hanno semplificato la gestione della terapia anticoagulante intorno a un intervento. Oggi, la terapia ponte con eparine sta diventando meno comune.

Uno studio basato su oltre 2.100 pazienti trattati con NAO ha mostrato che circa il 27% ha dovuto affrontare almeno un intervento. La maggior parte di questi interventi era a rischio basso o molto basso di complicazioni.

Risultati principali dello studio

  • Eventi cardiaci gravi si sono verificati in circa l’1% dei pazienti entro 30 giorni dall’intervento.
  • Emorragie importanti si sono presentate in circa l’1,2% dei casi, soprattutto negli interventi a rischio più alto.
  • L’uso della terapia ponte con eparina non ha ridotto il rischio di problemi cardiaci.
  • Al contrario, la terapia ponte ha aumentato di circa 5 volte il rischio di sanguinamenti importanti.

Cosa significa per i pazienti?

  • Gli interventi chirurgici o diagnostici sono frequenti tra chi assume NAO.
  • La maggior parte di questi interventi comporta un rischio basso o molto basso.
  • Le complicazioni cardiache o sanguinamenti sono rare senza la terapia ponte.
  • La terapia ponte con eparina può aumentare il rischio di sanguinamenti senza apportare benefici aggiuntivi.

In conclusione

Con i nuovi anticoagulanti orali, la gestione della terapia intorno agli interventi programmati è più semplice e sicura. La terapia ponte con eparine a basso peso molecolare, una volta comune, ora sembra non essere più necessaria nella maggior parte dei casi, riducendo così il rischio di sanguinamenti senza aumentare il rischio di complicazioni cardiache.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Paolo Colonna

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