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Articolo per pazienti Pubblicato: 01/11/2015 Lettura: ~3 min

Beta bloccanti non selettivi e carcinoma ovarico: un importante effetto sulla sopravvivenza

Fonte
Watkins JL, Thaker PH, Nick AM et al. Clinical impact of selective and non-selective beta blockers on survival in ovarian cancer patients. Cancer 2015. Diaz Elena, Karlan Beth, Li Andrew J. Impact of beta blockers on epithelial ovarian cancer survival. Gynecologic oncology 127 (2): 375-8. Bunch KP & Annunziata CM. Editorial: Are beta blockers on the therapeutic horizon for ovarian cancer treatment? Cancer 2015.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Claudio Ferri Aggiornato il 05/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 925 Sezione: 17

Introduzione

I beta bloccanti sono farmaci usati principalmente per curare problemi del cuore e della pressione alta. Recenti ricerche suggeriscono che questi farmaci potrebbero anche aiutare a combattere alcuni tipi di tumore, come il carcinoma ovarico. In particolare, i beta bloccanti non selettivi sembrano migliorare la sopravvivenza delle pazienti con questa malattia.

Che cosa sono i beta bloccanti

I beta bloccanti sono farmaci molto usati per trattare malattie del cuore come l'insufficienza cardiaca, le malattie ischemiche e l'ipertensione arteriosa. Agiscono bloccando gli effetti di alcune sostanze chimiche nel corpo chiamate catecolamine, che sono coinvolte nella risposta allo stress.

Beta bloccanti e tumori

Negli ultimi anni, studi sia in laboratorio che su persone hanno mostrato che i beta bloccanti potrebbero avere un effetto anti-tumorale. Questo significa che potrebbero aiutare a rallentare o fermare la crescita di alcuni tumori.

Il carcinoma ovarico e i beta bloccanti

Il carcinoma ovarico è un tumore che nasce dalle cellule dell'ovaio. Alcuni studi hanno cercato di capire se i beta bloccanti possono influenzare la sopravvivenza delle donne con questa malattia, ma i risultati non sono sempre stati chiari. Questo potrebbe dipendere dal fatto che esistono due tipi di beta bloccanti: selettivi e non selettivi.

Risultati di uno studio importante

Uno studio su 1.425 donne con carcinoma ovarico ha confrontato la sopravvivenza di chi assumeva beta bloccanti e chi no. Le pazienti che assumevano beta bloccanti vivevano in media più a lungo (47,8 mesi contro 42 mesi). In particolare, quelle che usavano beta bloccanti non selettivi avevano una sopravvivenza media di 94,9 mesi, molto più alta rispetto a quelle che usavano beta bloccanti selettivi (38 mesi).

È importante notare che le donne in terapia con beta bloccanti non selettivi avevano spesso condizioni più gravi, come ipertensione o malattie cardiache, e uno stadio più avanzato del tumore. Nonostante questo, la loro sopravvivenza era migliore.

Come funzionano i beta bloccanti nel carcinoma ovarico

Lo stress fisico e psicologico produce nel corpo ormoni chiamati catecolamine, che possono favorire la crescita del tumore. Questi ormoni:

  • Induriscono le cellule tumorali a sopravvivere più a lungo e a resistere alle cure.
  • Favoriscono la capacità delle cellule tumorali di muoversi e diffondersi nel corpo.
  • Stimolano la formazione di nuovi vasi sanguigni che alimentano il tumore.

I beta bloccanti non selettivi agiscono bloccando un recettore chiamato beta-2 adrenergico, che è coinvolto in questi processi. Bloccando questo recettore, i farmaci possono ridurre la crescita del tumore, la formazione di nuovi vasi sanguigni, e la capacità delle cellule tumorali di diffondersi.

Ricerche in corso e prospettive future

Attualmente sono in corso studi clinici per valutare l'efficacia del beta bloccante non selettivo propranololo in combinazione con la chemioterapia nelle donne con carcinoma ovarico. Questi studi aiuteranno a capire meglio come usare questi farmaci nel trattamento del tumore.

In conclusione

I beta bloccanti, in particolare quelli non selettivi, mostrano un potenziale importante nel migliorare la sopravvivenza delle donne con carcinoma ovarico. Agiscono bloccando gli effetti degli ormoni dello stress che favoriscono la crescita e la diffusione del tumore. Sono necessari ulteriori studi per confermare questi risultati e definire come integrare questi farmaci nelle terapie oncologiche.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Claudio Ferri

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