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Articolo per pazienti Pubblicato: 18/02/2011 Lettura: ~4 min

Protocollo di desensibilizzazione all’acido acetilsalicilico (ASA)

Fonte
Stevenson DD. Aspirin and NSAID sensitivity. Immunol Allergy Clin North Am. 2004;24:491-501; Jenkins C, Costello J, Hodge L. Systematic review of prevalence of aspirin induced asthma and its implications for clinical practice. BMJ. 2004;328:434; McDonald J, Mathison DA, Stevenson DD. Aspirin tolerance in asthma-detection by challenge. J Allergy Clin Immunol. 1972;50:198; Raghava R. Gollapudi, Paul S. Teirstein, Donald D. Stevenson, Ronald A. Simon. Aspirin Sensitivity: Implications for Patients With Coronary Artery Disease. JAMA. 2004;292(24):3017-3023; Namazy JA, Simon RA. Sensitivity to nonsteroidal anti-inflammatory drugs. Ann Allergy Asthma Immunol. 2002;89:542; Szczeklik A, Stevenson DD. Aspirin-induced asthma: advances in pathogenesis and management. J Allergy Clin Immunol. 1999 Jul;104(1):5-13. Review; Rossini R, Angiolillo DJ, Musumeci G, et al. Aspirin desensitization in patients undergoing percutaneous coronary interventions with stent implantation. Am J Cardiol 2008;101:786–89; Silberman S, Neukirch-Stoop C, Steg PG. Rapid desensitization procedure for patients with aspirin hypersensitivity undergoing coronary stenting. Am J Cardiol 2005;95:509-10; Wong JT, Nagy CS, Krinzman SJ, et al. Rapid oral challenge desensitization for patients with aspirin-related urticaria-angioedema. J Allergy Clin Immunol 2000;105:997-1001; Hobbs L, Lyle B. Rapid oral desensitization for patients with aspirin allergy requiring dual antiplatelet therapy. Conn Med 2008;72:87-9; Dalmau G, Gaig P, Gazquez V, et al. Desensiblizacion rapida al acido acetilsalicilico en pacientes con intolerancia a AINE afectos de sindrome coronario agudo. Rev Esp Cardiol

Aggiornato il 08/02/2026

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Introduzione

Il trattamento con acido acetilsalicilico (ASA), comunemente noto come aspirina, è molto importante per prevenire problemi cardiaci. Tuttavia, alcune persone possono avere reazioni avverse a questo farmaco o ad altri simili. In questi casi, esiste un metodo chiamato desensibilizzazione che permette di assumere l’ASA in modo sicuro aumentando gradualmente la dose sotto controllo medico.

Che cos’è l’acido acetilsalicilico (ASA) e come funziona

L’ASA è un farmaco usato per prevenire problemi cardiaci, come infarti o angina, specialmente in persone che hanno già avuto questi disturbi. Agisce bloccando un enzima chiamato COX-1 nelle piastrine del sangue, impedendo così la formazione di una sostanza chiamata trombossano A2, che normalmente fa aggregare le piastrine e può causare la formazione di coaguli.

Reazioni avverse all’ASA e ai farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS)

Alcune persone possono essere sensibili all’ASA o ad altri FANS, sviluppando reazioni indesiderate. Queste reazioni sono più comuni in chi ha condizioni come rinite allergica, asma, orticaria cronica o polipi nasali.

Le reazioni più frequenti riguardano la pelle (orticaria e gonfiori), le vie respiratorie (asma o rinite) e, più raramente, reazioni gravi come lo shock anafilattico.

Tipi di reazioni avverse all’ASA e FANS

  • Tipo I - Malattia respiratoria esacerbata dall’ASA (AERD): si manifesta con sintomi come naso che cola, difficoltà a respirare e infiammazione dei seni nasali, soprattutto in persone con asma o polipi nasali. Questi sintomi compaiono dopo l’assunzione dell’ASA.
  • Tipo II - Reazioni cutanee: orticaria e gonfiori della pelle, che possono comparire in persone con allergie o orticaria cronica. Queste reazioni sono causate da un aumento di sostanze infiammatorie nel corpo.
  • Tipo III - Orticaria o angioedema da più FANS: alcuni pazienti senza storia precedente sviluppano gonfiori o orticaria dopo aver preso uno o più FANS.
  • Tipo IV - Reazioni a un singolo FANS: in questo caso, la reazione è dovuta a una vera allergia con produzione di anticorpi specifici contro quel farmaco.
  • Tipo V - Anafilassi da un singolo FANS: è una reazione grave che può causare gonfiore, difficoltà a respirare, abbassamento della pressione e perdita di coscienza.

Come funziona la desensibilizzazione all’ASA

Quando l’ASA è indispensabile per un paziente che ha reazioni avverse, si può provare la desensibilizzazione. Questo processo consiste nel somministrare dosi molto basse di ASA, aumentando gradualmente fino a raggiungere la dose terapeutica necessaria.

È importante non interrompere mai l’assunzione dell’ASA una volta raggiunta la dose terapeutica, perché la tolleranza si perde e bisogna ricominciare la desensibilizzazione.

Monitoraggio durante la desensibilizzazione

La desensibilizzazione deve avvenire in un ambiente protetto, dove si controllano regolarmente la pressione sanguigna, il battito cardiaco e la saturazione di ossigeno. Si osservano anche eventuali reazioni cutanee, agli occhi, al naso o ai polmoni per almeno 4 ore dopo la somministrazione.

Chi può fare la desensibilizzazione e precauzioni

Non tutti i pazienti con reazioni ai FANS sono candidati alla desensibilizzazione. In particolare, chi ha reazioni cutanee di tipo II spesso non tollera il protocollo e deve sospendere il trattamento se compaiono sintomi.

Non esistono ancora studi clinici ampi e definitivi sull’efficacia della desensibilizzazione all’ASA, ma l’esperienza clinica mostra buoni risultati in molti pazienti con malattie cardiache.

Alcuni protocolli prevedono l’uso di farmaci come antistaminici o cortisone prima della desensibilizzazione, mentre altri no. Le dosi di ASA partono da valori molto bassi (0,1 mg) fino a 325 mg, somministrate in poche ore o giorni.

Protocollo consigliato

Tra i vari protocolli studiati, quello di Rossini è consigliato perché inizia con dosi molto basse e ha la casistica più ampia. Si suggerisce di continuare la desensibilizzazione fino a raggiungere 325 mg come nel protocollo di Wong, per garantire una maggiore sicurezza nel trattamento.

In conclusione

La desensibilizzazione all’ASA è un metodo che permette a chi ha reazioni avverse di assumere questo farmaco importante per la prevenzione cardiaca in modo sicuro. Il processo consiste nell’aumentare gradualmente la dose sotto stretto controllo medico, in un ambiente protetto. Non tutti i pazienti sono adatti a questo trattamento, e la sua efficacia è supportata da esperienze cliniche ma non ancora da studi ampi. È fondamentale seguire attentamente le indicazioni e non interrompere la terapia una volta raggiunta la dose terapeutica.

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