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Articolo per pazienti Pubblicato: 21/03/2014 Lettura: ~2 min

Stimolazione cardiaca nei bambini con cardiopatie congenite: confronto tra approccio transvenoso ed epicardico

Fonte
Europace (2013) 15 (9): 1280-1286.doi: 10.1093/europace/eut029.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Cristina Raimondo Aggiornato il 05/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

La stimolazione cardiaca è una tecnica importante per aiutare i bambini con problemi al cuore presenti fin dalla nascita. Questo testo spiega le differenze tra due modi di impiantare i dispositivi necessari, evidenziando quale opzione può portare a risultati migliori nel tempo.

Che cosa significa stimolazione cardiaca in bambini con cardiopatie congenite

La stimolazione cardiaca consiste nell'impianto di un dispositivo che aiuta il cuore a battere correttamente quando il suo ritmo naturale è alterato. Nei bambini con cardiopatie congenite, cioè difetti del cuore presenti fin dalla nascita, questa procedura può essere necessaria per problemi come:

  • disfunzione del nodo del seno (SND), che è il pacemaker naturale del cuore;
  • blocco atrioventricolare (AVB), un problema nella trasmissione degli impulsi elettrici tra le parti del cuore.

Approcci per l'impianto del dispositivo

Esistono due modi principali per posizionare gli elettrocateteri, cioè i fili che trasmettono gli impulsi elettrici dal dispositivo al cuore:

  • Via endocardica (transvenosa): il catetere viene inserito attraverso le vene e posizionato all'interno del cuore;
  • Via epicardica: il catetere viene posizionato sulla superficie esterna del cuore tramite un intervento chirurgico.

Risultati dello studio

Uno studio ha analizzato 287 bambini con cardiopatie congenite, con un'età media di 5 anni, che hanno ricevuto un dispositivo per la stimolazione cardiaca tra il 1982 e il 2008. La maggior parte aveva già subito interventi chirurgici al cuore.

Di questi bambini:

  • 117 hanno ricevuto dispositivi con elettrocateteri endocardici;
  • 170 hanno ricevuto dispositivi con elettrocateteri epicardici.

Le differenze tra i due gruppi erano:

  • I bambini con elettrocateteri endocardici erano generalmente più grandi e avevano più spesso disfunzione del nodo del seno;
  • Quelli con elettrocateteri epicardici erano più piccoli, avevano più frequentemente blocco atrioventricolare e avevano subito più interventi chirurgici.

Complicanze e follow-up

Le complicanze durante o subito dopo l'intervento sono state rare e lievi:

  • versamenti pericardici (accumulo di liquido intorno al cuore) nello 0,6% dei casi con approccio epicardico;
  • emotorace (sangue nella cavità toracica) nel 3,4% dei casi con approccio endocardico;
  • mortalità molto bassa, pari allo 0,6% nel gruppo epicardico.

Durante un periodo medio di controllo di 5 anni, la stimolazione cardiaca è risultata inefficace nel 29% dei bambini, con una differenza significativa tra i due gruppi:

  • 13% di inefficacia nel gruppo endocardico;
  • 40% di inefficacia nel gruppo epicardico.

Inoltre, i bambini più piccoli e quelli con più elettrocateteri impiantati avevano un rischio maggiore di problemi con la stimolazione, soprattutto nel gruppo epicardico.

In conclusione

La stimolazione cardiaca nei bambini con cardiopatie congenite dà risultati generalmente buoni nel lungo periodo. L'approccio endocardico sembra offrire risultati migliori rispetto a quello epicardico. Inoltre, un'età più giovane al momento dell'impianto aumenta il rischio di complicanze durante il follow-up.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Cristina Raimondo

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