Che cosa è stato studiato
456 persone hanno eseguito un test da sforzo di 20 minuti in condizioni di ipossia, cioè con meno ossigeno disponibile, simile a quella che si trova sopra i 4.000 metri di altitudine. Durante il test, è stata registrata continuamente l'attività elettrica del cuore tramite ECG e sono state misurate altre funzioni fisiologiche.
Cosa è stato osservato nell'ECG
- Non sono stati trovati problemi di conduzione del segnale elettrico nel cuore, né aritmie o cambiamenti nell'orientamento generale dell'attività elettrica (asse del QRS).
- L'ampiezza dell'onda P nella derivazione V1 era più bassa in ipossia rispetto a condizioni normali.
- Le ampiezze delle onde S, R, T e l'indice di Sokolow (un parametro usato per valutare la dimensione del cuore) risultavano diminuite in ipossia.
- Il segmento ST, parte dell'ECG che riflette l'attività elettrica tra la contrazione e il rilassamento del cuore, si riduceva in alcune derivazioni (DII e V6) e aumentava in altre (V1).
- Il punto J, un punto specifico dell'ECG, era più basso in alcune derivazioni (DII, V5 e V6).
Relazioni trovate
Analizzando i dati, si è visto che la diminuzione dell'indice di Sokolow e dell'ampiezza dell'onda T in V5 era collegata alla riduzione di ossigeno durante l'esercizio.
Le persone con un peso corporeo più basso e che erano già adattate all'alta quota mostravano una minore diminuzione dell'onda T in V5 e V6, suggerendo una certa protezione o adattamento.
Rischio di malattie da alta quota
Confrontando gli ECG di chi ha sviluppato o meno la malattia da alta quota grave (SHAI), non sono state trovate differenze significative. Questo significa che l'ECG standard non permette di prevedere chi rischia di ammalarsi gravemente in alta montagna.
In conclusione
Durante l'esercizio in condizioni di bassa ossigenazione, si osservano cambiamenti dose-dipendenti nell'ECG, con una riduzione delle ampiezze delle onde P, QRS e T. Tuttavia, nessun segno specifico dell'ECG può oggi indicare il rischio di sviluppare gravi malattie da alta quota. Sono necessari ulteriori studi per capire meglio perché avvengono questi cambiamenti e se possono aiutare a prevedere problemi cardiaci.