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Articolo per pazienti Pubblicato: 30/08/2022 Lettura: ~2 min

Quanta ossigeno somministrare ai pazienti comatosi dopo un arresto cardiaco?

Fonte
ESC Congress 2022 Schmidt H et al. N Engl J Med. 2022. doi: 10.1056/NEJMoa2208686.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Vincenzo Castiglione Aggiornato il 02/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

Dopo un arresto cardiaco, alcuni pazienti possono rimanere in uno stato di coma e necessitare di ossigeno tramite un ventilatore. È importante capire qual è la quantità giusta di ossigeno da somministrare per evitare danni al cervello e migliorare le possibilità di recupero.

Che cosa significa ossigenoterapia nei pazienti comatosi

I pazienti che restano incoscienti dopo un arresto cardiaco spesso hanno bisogno di un aiuto per respirare, che si chiama ventilazione meccanica, e devono ricevere ossigeno in modo controllato.

Il problema è che non è chiaro quanta ossigeno sia meglio somministrare. Troppo ossigeno può causare un danno al cervello chiamato encefalopatia ischemica, dovuto a un fenomeno chiamato danno da riperfusione, cioè quando il ritorno del sangue ossigenato danneggia i tessuti già sofferti. D'altra parte, troppo poco ossigeno può portare a ipossia tissutale, cioè una carenza di ossigeno nei tessuti, che è altrettanto pericolosa.

Lo studio BOX: cosa è stato fatto

Per capire qual è la quantità migliore di ossigeno, uno studio chiamato BOX ha confrontato due modi diversi di somministrare ossigeno a 789 pazienti adulti comatosi dopo un arresto cardiaco avvenuto fuori dall'ospedale.

  • Un gruppo ha ricevuto una ossigenoterapia restrittiva, con livelli di ossigeno nel sangue (PaO2) tra 68 e 75 mmHg.
  • L'altro gruppo ha ricevuto una ossigenoterapia libera, con livelli di ossigeno più alti, tra 98 e 105 mmHg.

Risultati principali

Lo studio ha valutato se i pazienti morivano o rimanevano in coma grave entro 90 giorni dalla somministrazione dell'ossigeno. I risultati sono stati molto simili nei due gruppi:

  • Nel gruppo con ossigenoterapia restrittiva, il 32,0% dei pazienti ha avuto uno di questi esiti.
  • Nel gruppo con ossigenoterapia libera, la percentuale è stata del 33,9%.

Inoltre, gli eventi avversi, cioè problemi o complicazioni legati al trattamento, sono stati simili in entrambi i gruppi.

In conclusione

Questo studio mostra che, per i pazienti comatosi dopo un arresto cardiaco, somministrare ossigeno in modo restrittivo o più libero ha un impatto simile sulla loro prognosi. Non sembra quindi esserci un vantaggio chiaro nell'usare una quantità di ossigeno più bassa o più alta in questi casi.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Vincenzo Castiglione

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