Che cosa significa ossigenoterapia nei pazienti comatosi
I pazienti che restano incoscienti dopo un arresto cardiaco spesso hanno bisogno di un aiuto per respirare, che si chiama ventilazione meccanica, e devono ricevere ossigeno in modo controllato.
Il problema è che non è chiaro quanta ossigeno sia meglio somministrare. Troppo ossigeno può causare un danno al cervello chiamato encefalopatia ischemica, dovuto a un fenomeno chiamato danno da riperfusione, cioè quando il ritorno del sangue ossigenato danneggia i tessuti già sofferti. D'altra parte, troppo poco ossigeno può portare a ipossia tissutale, cioè una carenza di ossigeno nei tessuti, che è altrettanto pericolosa.
Lo studio BOX: cosa è stato fatto
Per capire qual è la quantità migliore di ossigeno, uno studio chiamato BOX ha confrontato due modi diversi di somministrare ossigeno a 789 pazienti adulti comatosi dopo un arresto cardiaco avvenuto fuori dall'ospedale.
- Un gruppo ha ricevuto una ossigenoterapia restrittiva, con livelli di ossigeno nel sangue (PaO2) tra 68 e 75 mmHg.
- L'altro gruppo ha ricevuto una ossigenoterapia libera, con livelli di ossigeno più alti, tra 98 e 105 mmHg.
Risultati principali
Lo studio ha valutato se i pazienti morivano o rimanevano in coma grave entro 90 giorni dalla somministrazione dell'ossigeno. I risultati sono stati molto simili nei due gruppi:
- Nel gruppo con ossigenoterapia restrittiva, il 32,0% dei pazienti ha avuto uno di questi esiti.
- Nel gruppo con ossigenoterapia libera, la percentuale è stata del 33,9%.
Inoltre, gli eventi avversi, cioè problemi o complicazioni legati al trattamento, sono stati simili in entrambi i gruppi.
In conclusione
Questo studio mostra che, per i pazienti comatosi dopo un arresto cardiaco, somministrare ossigeno in modo restrittivo o più libero ha un impatto simile sulla loro prognosi. Non sembra quindi esserci un vantaggio chiaro nell'usare una quantità di ossigeno più bassa o più alta in questi casi.