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Articolo per pazienti Pubblicato: 23/04/2015 Lettura: ~3 min

Profilassi del tromboembolismo venoso in medicina interna: il ruolo dei nuovi anticoagulanti orali

Fonte
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Autore articolo originale:👨‍⚕️ Davide Imberti Aggiornato il 05/02/2026

Informazioni rapide
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Introduzione

Il tromboembolismo venoso è una condizione che può colpire i pazienti durante e dopo il ricovero in ospedale per malattie acute. Esistono farmaci che aiutano a prevenirlo, ma la loro somministrazione può essere complessa. I nuovi anticoagulanti orali rappresentano una possibilità per migliorare la prevenzione, soprattutto dopo la dimissione, ma il loro uso richiede una valutazione attenta dei rischi e benefici.

Che cos'è il tromboembolismo venoso (TEV)

Il TEV è un problema che comprende due condizioni principali: la trombosi venosa profonda (TVP), cioè la formazione di coaguli nelle vene profonde, e l'embolia polmonare (EP), che si verifica quando un coagulo si sposta nei polmoni. Queste condizioni sono frequenti e pericolose nei pazienti ricoverati per malattie acute, sia durante la degenza che dopo l'uscita dall'ospedale.

Prevenzione del TEV nei pazienti medici

Studi scientifici hanno dimostrato che l'uso di farmaci anticoagulanti durante il ricovero riduce significativamente il rischio di TEV senza aumentare troppo il rischio di sanguinamento. Questi farmaci includono:

  • eparina non frazionata (ENF)
  • eparina a basso peso molecolare (EBPM)
  • fondaparinux

La profilassi con questi farmaci è raccomandata per i pazienti ad alto rischio durante il ricovero.

La sfida della profilassi dopo la dimissione

Il rischio di TEV può continuare anche dopo che il paziente lascia l'ospedale. Tuttavia, gli studi finora non hanno dimostrato chiaramente un beneficio per tutti nel prolungare la profilassi con EBPM dopo la dimissione. Inoltre, questi farmaci richiedono iniezioni e controlli medici che possono essere difficili da gestire a casa.

I nuovi anticoagulanti orali (NAO)

I NAO sono farmaci che si assumono per via orale e non richiedono iniezioni o controlli frequenti delle piastrine. Questo li rende più comodi, soprattutto dopo la dimissione. Tra i NAO più studiati ci sono apixaban, rivaroxaban e betrixaban (quest'ultimo ancora in fase di valutazione).

Studio ADOPT: apixaban

Lo studio ADOPT ha confrontato apixaban assunto per 30 giorni con enoxaparina somministrata per 6-14 giorni in pazienti ospedalizzati per malattie acute. I risultati principali sono stati:

  • Apixaban non ha mostrato una maggiore efficacia rispetto a enoxaparina nel prevenire TEV.
  • Il rischio di sanguinamenti maggiori era più alto con apixaban rispetto a enoxaparina.
  • Non c'è stata differenza significativa nella mortalità tra i due gruppi.

Studio MAGELLAN: rivaroxaban

Lo studio MAGELLAN ha valutato rivaroxaban per 35 giorni rispetto a enoxaparina per 10 giorni seguita da placebo in pazienti con malattie acute. I risultati principali sono stati:

  • Rivaroxaban è risultato efficace nel ridurre il rischio di TEV sia a breve che a lungo termine.
  • Il rischio di sanguinamenti maggiori era più alto con rivaroxaban rispetto a enoxaparina.
  • La mortalità era simile nei due gruppi.

Considerazioni generali sugli studi

Una revisione che ha analizzato insieme i dati degli studi ADOPT e MAGELLAN ha confermato che i NAO possono essere più efficaci della profilassi a breve termine con enoxaparina, ma sono associati a un aumento significativo del rischio di sanguinamenti maggiori.

In conclusione

La prevenzione del tromboembolismo venoso è importante nei pazienti ospedalizzati per malattie acute. I nuovi anticoagulanti orali offrono vantaggi nella comodità d'uso, ma al momento non è raccomandato estendere la profilassi a tutti i pazienti dopo la dimissione, a causa del rischio aumentato di sanguinamenti. È necessario sviluppare metodi più precisi per identificare i pazienti che potrebbero trarre beneficio da una profilassi prolungata, bilanciando efficacia e sicurezza.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Davide Imberti

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