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Articolo per pazienti Pubblicato: 23/07/2015 Lettura: ~3 min

Denervazione simpatica renale endovascolare e insufficienza renale: un possibile effetto positivo?

Fonte
Dagmara Hering et al., Renal Denervation in Moderate to Severe CKD, J Am Soc Nephrol 23: 1250–1257, 2012; Koomans HA et al., Sympathetic hyperactivity in chronic renal failure: Awake-up call, J Am Soc Nephrol 15: 524–537, 2004; Grassi G et al., Early sympathetic activation in the initial clinical stages of chronic renal failure, Hypertension 57: 846–851, 2011.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Bruno Damascelli Aggiornato il 05/02/2026

Informazioni rapide
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Introduzione

La denervazione simpatica renale è una procedura che mira a ridurre l'attività nervosa che può contribuire a problemi come l'ipertensione e l'insufficienza renale. Questo testo spiega come questa tecnica, inizialmente studiata per l'ipertensione resistente, potrebbe avere effetti benefici anche in pazienti con malattia renale cronica avanzata, in particolare in casi di glomerulonefrite primitiva. Cercheremo di chiarire cosa significa questa procedura e quali risultati sono stati osservati fino ad oggi.

Che cos'è l'attività simpatica e la sua relazione con l'insufficienza renale

Il sistema nervoso simpatico è una parte del sistema nervoso che controlla molte funzioni automatiche del corpo, come la pressione del sangue. In persone con insufficienza renale moderata o grave, questa attività nervosa risulta aumentata, contribuendo a peggiorare la pressione arteriosa e la funzione dei reni.

Questo aumento di attività nervosa coinvolge le fibre nervose che circondano le arterie e le vene renali, causando un circolo vizioso che può danneggiare ulteriormente i reni.

La denervazione simpatica renale: cosa significa

La denervazione simpatica renale è una procedura che interrompe temporaneamente o permanentemente queste fibre nervose per ridurre l'attività nervosa e i suoi effetti negativi.

In passato, questa interruzione veniva fatta con interventi chirurgici importanti. Oggi, invece, si utilizza una tecnica meno invasiva chiamata denervazione endovascolare, che si esegue inserendo un catetere nelle arterie renali per applicare energia che blocca le fibre nervose.

Esperienze e risultati clinici

Negli studi iniziali, la denervazione renale veniva evitata in pazienti con funzione renale molto compromessa (filtrato glomerulare inferiore a 45 ml/min), anche a causa del rischio legato all'uso di mezzi di contrasto per l'imaging.

Nel 2012, uno studio ha valutato la sicurezza e gli effetti della denervazione in pazienti con insufficienza renale moderata o grave e ipertensione resistente. I risultati hanno mostrato che la procedura era sicura e non peggiorava la funzione renale nel breve e medio termine.

Un caso clinico interessante

Un uomo di 49 anni con insufficienza renale avanzata dovuta a glomerulonefrite primitiva (una malattia autoimmune che danneggia i reni) è stato sottoposto a denervazione renale endovascolare.

  • La sua funzione renale era già molto ridotta (GFR circa 22 ml/min).
  • Nonostante la malattia renale avanzata, la procedura è stata eseguita senza complicazioni.
  • Dopo 4 settimane, la funzione renale è rimasta stabile e la quantità di proteine nelle urine (proteinuria), un indicatore importante della salute renale, non è peggiorata.
  • Dopo 4 mesi, la proteinuria è diminuita, suggerendo un possibile beneficio.

Cosa significa tutto questo

Questo caso suggerisce che la denervazione simpatica renale potrebbe aiutare a rallentare la progressione della malattia renale cronica anche in pazienti senza ipertensione resistente, ma con danno renale avanzato.

Tuttavia, al momento non esistono studi ampi e definitivi che confermino questo beneficio. Sono necessarie ulteriori ricerche per capire meglio l'efficacia e la sicurezza di questa procedura in questi pazienti.

In conclusione

La denervazione simpatica renale è una tecnica promettente che agisce riducendo l'attività nervosa che può danneggiare i reni. Studi preliminari e un caso clinico indicano che potrebbe essere sicura e potenzialmente utile anche in pazienti con insufficienza renale avanzata dovuta a glomerulonefrite primitiva, migliorando alcuni parametri come la proteinuria. Tuttavia, sono necessari ulteriori studi per confermare questi risultati e definire il ruolo preciso di questa procedura nella cura delle malattie renali croniche.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Bruno Damascelli

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