Che cos'è la procedura valve-in-valve (VIV)?
La procedura valve-in-valve (VIV) consiste nell'impiantare una nuova valvola cardiaca attraverso un catetere, cioè un tubicino sottile, all'interno di una valvola artificiale già impiantata chirurgicamente che ha smesso di funzionare correttamente. Questo metodo evita un intervento chirurgico più invasivo.
Chi sono stati i pazienti coinvolti?
Lo studio ha coinvolto 365 pazienti con un'età media di 79 anni. Questi pazienti avevano un rischio molto alto di complicazioni o morte se fossero stati sottoposti a un nuovo intervento chirurgico tradizionale.
Risultati a breve termine (30 giorni)
- 2,7% di mortalità per qualsiasi causa
- 2,7% di ictus
- 4,1% di complicazioni importanti legate ai vasi sanguigni
- 0,6% hanno dovuto passare a un intervento chirurgico tradizionale
- 1,9% hanno avuto bisogno di un pacemaker, un dispositivo che aiuta il cuore a battere regolarmente
Risultati a un anno
Dopo un anno dalla procedura, i dati mostrano:
- 12,4% di mortalità per qualsiasi causa
- Un miglioramento nella funzione della valvola aortica, con una pressione media attraverso la valvola di 17,6 mmHg e un'area della valvola di 1,16 cm²
- Solo circa il 2% dei pazienti aveva una perdita d'acqua attorno alla valvola (chiamata "leak paravalvolare") di grado lieve o superiore
- Un miglioramento della funzione del cuore, con un aumento della frazione di eiezione del ventricolo sinistro (che misura quanto bene il cuore pompa il sangue) da 50,6% a 54,2%
- Una riduzione della massa del cuore, indicata dall'indice di massa cardiaca, da 135,7 a 117,6 g/m²
- Una diminuzione significativa delle insufficienze valvolari mitraliche o tricuspidaliche di grado moderato o superiore, cioè un miglioramento delle altre valvole del cuore
In conclusione
Nei pazienti con alto rischio per un intervento chirurgico, la procedura valve-in-valve è risultata sicura e ha portato a un miglioramento della funzione cardiaca e della valvola aortica dopo un anno. I tassi di mortalità e complicazioni sono stati relativamente bassi, rendendo questa tecnica una valida opzione terapeutica.