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Articolo per pazienti Pubblicato: 23/02/2018 Lettura: ~3 min

Quando un paziente con fibrillazione atriale ha un rischio così basso da non dover essere anticoagulato: un limite ancora non definito

Fonte
Gray MP et al. Outcome of patients with AF newly recommendanded for OAC under the 2014 AHA/ACC/HRS guidelines. J Am Heart Assoc 2018; 7: e007881; Lip GY et al. Oral anticoagulation, aspirin, or no therapy in patients with nonvalvular AF with 0 or 1 stroke risk factor based on the CHA2DS2-VASc score. J Am Coll Cardiol. 2015; 65: 1385–1394; Fauchier L et al. Oral anticoagulation and the risk of stroke or death in patients with atrial fibrillation and one additional stroke risk factor: the Loire Valley Atrial Fibrillation Project. Chest 2016; 149: 960–968; Fauchier L et al. Should atrial fibrillation patients with only 1 nongender-related CHA2DS2VASc risk factor be anticoagulated? Stroke 2016; 47: 1831–1836; Golive A et al. The population-based long-term impact of anticoagulant and antiplatelet therapies in low-risk patients with atrial fibrillation. Am J Cardiol 2017; 120: 75-82; Chao TF et al. Impact on outcomes of changing treatment guideline recommendations for stroke prevention in atrial fibrillation: a nationwide cohort study. Mayo Clin Proc 2016; 91 (5): 567-74; Katz DF et al. Contemporary trends in oral anticoagulant prescription in atrial fibrillation patients at low to moderate risk of stroke after guideline-recommended change in use of the CHADS2 to the CHA2DS2VASc for thromboembolic risk assessment: analysis from the national cardiovascular data registry’s outpatient practice innovation and clinical excellence atrial fibrillation registry. Circ Cardiovasc Qual Outcomes. 2017; 10: e003476; Marzec LN et al. Influence of direct oral anticoagulants on rates of oral anticoagulation for atrial fibrillation. J Am Coll Cardiol 2017; 69: 2475–2484

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Stefano Urbinati Aggiornato il 03/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 1116 Sezione: 34

Introduzione

La fibrillazione atriale è una condizione che può aumentare il rischio di ictus. Per prevenire questo rischio, si usa spesso la terapia anticoagulante, che aiuta a evitare la formazione di coaguli nel sangue. Tuttavia, non tutti i pazienti con fibrillazione atriale hanno lo stesso rischio e non sempre è chiaro quando sia necessario iniziare questa terapia. Qui spieghiamo cosa si sa finora su quando è utile o meno iniziare l'anticoagulazione in base al livello di rischio.

Che cosa sono i punteggi di rischio CHA2DS2VASc e CHADS2

Per valutare il rischio di ictus nei pazienti con fibrillazione atriale, i medici usano dei punteggi chiamati CHA2DS2VASc e CHADS2. Questi punteggi tengono conto di diversi fattori come l'età, la pressione alta, il diabete, e altre condizioni di salute.

Le linee guida e i cambiamenti nel tempo

Nel 2014, le società scientifiche americane hanno aggiornato le loro raccomandazioni, suggerendo di iniziare la terapia anticoagulante nei pazienti con un punteggio CHA2DS2VASc superiore a 2, invece che basarsi solo sul punteggio CHADS2. Questo ha aumentato il numero di pazienti considerati a rischio e quindi potenzialmente da trattare.

Studi recenti e cosa mostrano

  • Uno studio del 2018 su oltre 5.800 pazienti con rischio intermedio ha mostrato che solo metà di questi pazienti riceve la terapia anticoagulante, divisa tra farmaci tradizionali (warfarin) e nuovi farmaci (DOACs).
  • Lo studio ha osservato che alcuni pazienti non vengono trattati a causa di condizioni come problemi renali o uso di farmaci che aumentano il rischio di sanguinamento.
  • Dopo circa 9 mesi, non è stata trovata una differenza significativa nel rischio di ictus o morte tra chi ha ricevuto la terapia e chi no.
  • I nuovi farmaci anticoagulanti (DOACs) sembrano ridurre gli eventi embolici rispetto al warfarin, senza aumentare il rischio di sanguinamenti gravi.
  • Il rischio di sanguinamenti gravi è più alto nei pazienti trattati con anticoagulanti rispetto a chi non li assume.

Ricerche europee e internazionali

Altri studi europei hanno evidenziato che i pazienti con punteggi molto bassi (CHA2DS2VASc 0 negli uomini e 1 nelle donne) non sembrano trarre beneficio dall'anticoagulazione. Invece, chi ha punteggi leggermente più alti ha un rischio maggiore di ictus se non trattato.

Studi in Nord America e Asia hanno mostrato risultati simili, con un aumento del rischio di ictus che cresce con il punteggio, ma anche un aumento del rischio di sanguinamenti nei pazienti trattati, specialmente con combinazioni di farmaci.

Situazione attuale e sfide

  • Le linee guida europee raccomandano di iniziare la terapia anticoagulante a punteggi più bassi rispetto a quelle americane, aumentando così il numero di pazienti da trattare.
  • Nonostante queste indicazioni, molti pazienti a rischio intermedio non vengono ancora trattati.
  • Non è ancora chiaro qual è il livello di rischio sotto il quale è più sicuro non iniziare la terapia anticoagulante, perché i dati non sono definitivi.

In conclusione

La decisione di iniziare la terapia anticoagulante nei pazienti con fibrillazione atriale dipende dal livello di rischio di ictus, valutato con punteggi specifici. Sebbene le linee guida abbiano ampliato il numero di pazienti da trattare, resta ancora aperta la questione di quale sia il limite più basso di rischio per cui la terapia sia davvero utile e sicura. Sono necessari ulteriori studi per chiarire questo punto e aiutare i medici a prendere decisioni personalizzate e sicure.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Stefano Urbinati

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