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Articolo per pazienti Pubblicato: 03/07/2018 Lettura: ~4 min

Come gestire le emorragie gravi nei pazienti che assumono i nuovi anticoagulanti orali

Fonte
Mauro Contini, Unità Operativa Scompenso Cardiaco e Cardiologia Clinica e Riabilitativa, Centro Cardiologico Monzino, Milano. Basato su studi e linee guida scientifiche pubblicate tra cui Singer AJ e Wilson S (2017), Balla S et al. (2017), Heidbuchel H et al. (2015).

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Mauro Contini Aggiornato il 03/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 1116 Sezione: 34

Introduzione

La terapia con i nuovi anticoagulanti orali (NOACs) ha migliorato la prevenzione di problemi legati ai coaguli di sangue, specialmente in chi soffre di fibrillazione atriale. Questi farmaci sono generalmente più sicuri rispetto ai vecchi anticoagulanti, ma possono comunque causare sanguinamenti importanti. In questo testo spieghiamo in modo semplice come si può affrontare una situazione di emorragia grave in pazienti che assumono questi farmaci.

Che cosa sono i NOACs e i loro vantaggi

I NOACs sono farmaci usati per prevenire la formazione di coaguli nel sangue. Rispetto ai vecchi anticoagulanti, come il warfarin, offrono alcuni vantaggi importanti:

  • Riduzione della mortalità (meno rischi di morte).
  • Frequenza di sanguinamenti gravi simile o inferiore.
  • Minore rischio di sanguinamenti nel cervello (emorragie intracraniche).

Tuttavia, possono causare più spesso sanguinamenti nel tratto gastrointestinale (stomaco e intestino).

Come si valuta l’effetto anticoagulante dei NOACs

Per i vecchi anticoagulanti si usa un esame chiamato INR che è semplice e diffuso. Per i NOACs la situazione è più complessa e dipende dal tipo di farmaco:

  • Dabigatran (inibitore della trombina): si può stimare l’effetto con l’esame aPTT, anche se non è molto preciso. Valori normali di aPTT indicano probabilmente un effetto anticoagulante molto basso. Esistono esami più precisi ma meno disponibili.
  • Apixaban, rivaroxaban, edoxaban (inibitori del fattore Xa): gli esami standard come PT e PTT non sono affidabili. Il test più utile è quello cromogenico che misura l’attività anti-fattore Xa, ma non sempre è disponibile.

Misure generali in caso di emorragia

Quando si verifica un sanguinamento importante, alcune azioni generali sono fondamentali:

  • Somministrare liquidi per sostenere la circolazione.
  • Mantenere una buona funzione renale, importante soprattutto per dabigatran che si elimina con l’urina.
  • Controllare i livelli di emoglobina (per capire quanto sangue si è perso) e la funzionalità renale.
  • Interrompere la terapia anticoagulante, che nei NOACs si riduce rapidamente entro 24 ore (molto più veloce rispetto al warfarin).

Prima di procedure chirurgiche o invasive, si consiglia di sospendere i NOACs da 24 a 48 ore, a seconda del rischio di sanguinamento e della funzionalità renale.

Strumenti per aiutare a fermare il sanguinamento

Oltre alle misure generali, esistono altri metodi per ridurre l’effetto anticoagulante:

  • Carbone attivo: può assorbire il farmaco se somministrato entro 2-3 ore dall’assunzione, utile in caso di sovradosaggio o assunzione accidentale.
  • Dialisi: efficace solo per dabigatran, perché questo farmaco si lega poco alle proteine del sangue e può essere rimosso filtrando il sangue.
  • Plasma fresco congelato (FFP): utile solo per i vecchi anticoagulanti, non per i NOACs, e richiede tempo per la preparazione.
  • Concentrati di fattori della coagulazione (PCC, aPCC) e fattore VII attivato (rFVIIa): possono aiutare a fermare il sanguinamento, ma vanno usati con cautela perché possono aumentare il rischio di formazione di coaguli indesiderati.

Antidoti specifici per i NOACs

La soluzione migliore per fermare rapidamente un sanguinamento grave è usare antidoti specifici, cioè farmaci che neutralizzano l’effetto anticoagulante senza aumentare il rischio di coaguli.

Idarucizumab per dabigatran

Idarucizumab è un anticorpo che si lega a dabigatran con molta forza, bloccandone l’effetto. Si somministra per via endovenosa e agisce in pochi minuti. È stato studiato in molti pazienti con sanguinamenti gravi o che dovevano essere operati urgentemente, mostrando efficacia e sicurezza. L’effetto dura alcune ore e può essere ripetuto se necessario.

Andexanet alfa per apixaban, rivaroxaban ed edoxaban

Andexanet alfa è una versione modificata del fattore Xa che cattura gli inibitori del fattore Xa, liberando il fattore Xa naturale per aiutare la coagulazione. Funziona anche contro alcune eparine. È efficace rapidamente ma deve essere somministrato con un’infusione continua per mantenere l’effetto. Al momento non è ancora approvato per l’uso clinico.

Ciraparantag (aripazine): antidoto universale in sperimentazione

Questa molecola può legare molti anticoagulanti, compresi tutti i NOACs e le eparine, bloccandone l’effetto. I dati sono ancora preliminari e provengono da studi su volontari sani. Non è ancora disponibile per uso clinico.

In conclusione

In caso di sanguinamenti importanti o di necessità di interventi urgenti in pazienti che assumono NOACs, esistono diverse strategie per gestire il rischio emorragico. La sospensione del farmaco, le misure generali di supporto e l’uso di antidoti specifici sono i principali strumenti a disposizione. Attualmente, solo per dabigatran è disponibile un antidoto approvato (idarucizumab), mentre per gli altri NOACs gli antidoti sono in fase avanzata di studio. L’uso di questi antidoti è preferibile per la loro rapidità, efficacia e sicurezza rispetto ad altri metodi.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Mauro Contini

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