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Articolo per pazienti Pubblicato: 27/05/2019 Lettura: ~2 min

Disattivare il defibrillatore impiantabile nel fine vita: possiamo (e dobbiamo) migliorare?

Fonte
Kinch Westerdahl A et al. Int J Cardiol. Epub ahead of print 2019. doi:10.1016/j.ijcard.2019.03.005.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Giulia Rivasi Aggiornato il 03/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

Quando una persona con un defibrillatore impiantabile si avvicina alla fine della vita, è importante considerare come gestire questo dispositivo. A volte, il defibrillatore può attivarsi in modo non necessario, causando dolore e ansia. Questo testo spiega come e perché si possa decidere di disattivare il defibrillatore in queste situazioni, e cosa mostra uno studio recente su questo tema.

Che cos'è un defibrillatore impiantabile (ICD)

Il defibrillatore impiantabile è un piccolo dispositivo inserito nel corpo che aiuta a controllare problemi del ritmo cardiaco. Se il cuore batte troppo velocemente o in modo irregolare, il defibrillatore può inviare una scossa elettrica per riportare il ritmo normale.

Perché considerare la disattivazione nel fine vita

Quando una persona è vicina alla fine della vita, il defibrillatore può attivarsi anche quando non è più utile o desiderato. Queste scosse, chiamate shock inappropriati, possono causare ansia e dolore inutili. Per questo motivo, in certi casi si valuta di disattivare il dispositivo per evitare queste situazioni.

Lo studio sulla gestione del defibrillatore nel fine vita

Uno studio ha analizzato come viene gestito il defibrillatore nelle fasi che precedono il decesso, confrontando due gruppi di pazienti:

  • Gruppo 1: 89 pazienti deceduti tra il 2003 e il 2010.
  • Gruppo 2: 252 pazienti deceduti nel 2014.

Lo studio ha valutato se, dopo la pubblicazione delle linee guida nel 2010, la disattivazione del defibrillatore sia diventata più comune.

Risultati principali

  • Nel gruppo 1, il defibrillatore era stato disattivato nel 52% dei pazienti.
  • Nel gruppo 2, questa percentuale è salita al 67%.
  • La maggior parte dei pazienti (due terzi) è deceduta in reparti diversi da quello di cardiologia.
  • La decisione di non procedere alla rianimazione (DNR) era presente nel 54% del gruppo 1 e nel 73% del gruppo 2.

Importanza del reparto di ricovero

Lo studio ha mostrato che la disattivazione del defibrillatore è aumentata soprattutto nei pazienti ricoverati in cardiologia. Nei reparti non cardiologici, invece, l’applicazione delle linee guida è risultata meno frequente. Questo suggerisce che la gestione del defibrillatore nel fine vita può essere migliorata soprattutto in questi ambienti.

In conclusione

Disattivare il defibrillatore impiantabile nel fine vita può evitare sofferenze inutili. Dopo il 2010, questa pratica è diventata più comune, soprattutto in cardiologia. Tuttavia, è importante migliorare la gestione anche in altri reparti ospedalieri per garantire una cura più attenta e rispettosa delle esigenze di ogni paziente.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Giulia Rivasi

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