CardioLink Salute • Contenuti informativi per pazienti
Articolo per pazienti Pubblicato: 17/03/2017 Lettura: ~4 min

Ablazione transcatetere delle tachicardie ventricolari

Fonte
Intervista a Paolo Della Bella, Docente di Cardiologia presso l’Università Vita-Salute del San Raffaele, IRCCS Ospedale San Raffaele, Milano

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Paolo Della Bella Aggiornato il 04/02/2026

Informazioni rapide
Contenuti derivati da testi redatti da Medici specialisti in ambito cardiovascolare, adattati usando un linguaggio semplice per aiutarti a capire meglio la tua salute
Categoria: 1176 Sezione: 49

Introduzione

L'ablazione transcatetere è una procedura utilizzata per trattare le tachicardie ventricolari, un tipo di aritmia cardiaca. Questo intervento può migliorare la qualità della vita e ridurre i rischi associati a questa condizione. Di seguito spieghiamo in modo semplice come funziona e quando può essere consigliata.

Che cos'è l'ablazione transcatetere delle tachicardie ventricolari?

L'ablazione transcatetere è una tecnica che utilizza un sottile tubicino, chiamato catetere, inserito nel cuore per eliminare le aree che causano le aritmie, cioè i battiti cardiaci irregolari e troppo veloci chiamati tachicardie ventricolari.

Quando è consigliata questa procedura?

Questa tecnica è particolarmente indicata nei pazienti con cardiopatia strutturale, cioè una malattia del cuore che ne altera la struttura. È spesso la prima scelta per chi ha un defibrillatore impiantato e presenta episodi di tachicardia ventricolare, a meno che il rischio dell'intervento sia troppo alto.

È importante sapere che gli shock del defibrillatore non sono eventi casuali e innocui. Al contrario, indicano un peggioramento della malattia e aumentano il rischio per il paziente, soprattutto se si verificano più volte in poco tempo, condizione chiamata tempesta aritmica.

Quanto è efficace l'ablazione?

  • Nei pazienti con danno cardiaco dopo un infarto, l'ablazione può prevenire la ricomparsa della tachicardia e ridurre gli interventi del defibrillatore nell'80% dei casi a due anni dall'intervento.
  • Nei casi di cardiopatie dilatative non ischemiche (altre forme di malattia cardiaca), l'efficacia è leggermente inferiore a causa della complessità del problema.
  • La possibilità di intervenire anche sulla superficie esterna del cuore (ablazione epicardica) ha migliorato molto i risultati in alcune malattie specifiche, come la cardiopatia aritmogena del ventricolo destro e le tachicardie legate a infiammazioni del cuore (miocardite).

Come sono migliorati i risultati e la sicurezza?

Grazie alle tecnologie moderne e al lavoro in team di specialisti, come esperti di immagini cardiache e anestesisti, oggi l'ablazione è più sicura e i pazienti hanno una migliore ripresa dopo l'intervento.

Inoltre, aspettare troppo a lungo e affidarsi solo ai farmaci spesso non funziona: il paziente arriva all'intervento in condizioni peggiori. Studi recenti mostrano che un intervento precoce può dare risultati migliori rispetto a una terapia medica prolungata.

Si può evitare l'impianto del defibrillatore dopo l'ablazione?

In alcuni casi selezionati, sì. Questo è possibile quando:

  • La funzione del ventricolo sinistro (la principale camera di pompaggio del cuore) è buona.
  • L'ablazione ha avuto un successo chiaro e verificabile subito dopo l'intervento.
  • Si può controllare il paziente a lungo termine.

Questi casi riguardano soprattutto pazienti con danno cardiaco post-infartuale con buona funzione cardiaca, alcune tachicardie dopo miocardite e forme iniziali di cardiopatia aritmogena del ventricolo destro.

È fondamentale che l'aritmia trattata e altre tachicardie rilevate durante l'intervento siano ben tollerate dal cuore.

Un caso particolare riguarda la tachimiopatia, una condizione rara in cui battiti prematuri molto frequenti danneggiano il cuore. In questi pazienti, l'ablazione può portare a un recupero parziale o completo della funzione cardiaca.

Le tachicardie ventricolari polimorfe possono essere trattate con l'ablazione?

In generale, no. L'ablazione non è usata per le tachicardie ventricolari polimorfe, cioè quelle con forme variabili. L'eccezione riguarda casi particolari in cui è possibile eliminare i punti che scatenano la fibrillazione ventricolare, un'aritmia molto grave.

Qual è la tecnica e l'energia più usata per l'ablazione?

Ogni paziente richiede un approccio personalizzato, e l'esperienza del medico è fondamentale.

Di solito, si usano sistemi di mappaggio elettrico che creano una mappa del cuore per individuare le aree da trattare. Questo può avvenire sia durante il ritmo normale che durante la tachicardia, per identificare esattamente la zona che mantiene l'aritmia.

In alcuni casi è necessario un monitoraggio prolungato durante la tachicardia, supportato da tecniche che aiutano la circolazione, rendendo l'intervento più sicuro anche in pazienti con malattie cardiache avanzate.

L'energia più comune utilizzata è la radiofrequenza unipolare, mentre altri metodi sono meno frequenti nella pratica clinica.

In conclusione

L'ablazione transcatetere è una procedura efficace e sicura per trattare le tachicardie ventricolari, soprattutto in pazienti con malattie cardiache strutturali. Intervenire precocemente può migliorare i risultati e ridurre i rischi. La scelta di questa tecnica e la sua riuscita dipendono dalla situazione specifica del paziente e dall'esperienza del medico.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Paolo Della Bella

Conversazione interattiva sul contenuto

discussione medico-scientifica con genIA