Descrizione del caso
Si tratta di una donna di 74 anni con diverse malattie, tra cui pressione alta, colesterolo alto, problemi alle arterie del collo e una malattia della tiroide. Un mese fa le è stato diagnosticato un tumore alle ovaie e ha subito un intervento chirurgico per rimuovere l’utero e le ovaie. Durante il ricovero ha sviluppato una fibrillazione atriale, cioè un battito cardiaco irregolare.
Al momento della visita cardiologica, la paziente non mostra difficoltà a respirare e ha una pressione arteriosa nella norma. L’elettrocardiogramma e l’ecocardiogramma mostrano alcune alterazioni ma nessun problema grave immediato. È presente una lieve dilatazione di una parte del cuore e una piccola perdita della valvola mitrale.
Decisioni sulla terapia anticoagulante
La fibrillazione atriale e il tumore aumentano il rischio di formazione di coaguli nel sangue, che possono causare eventi pericolosi come trombosi o embolia. Per questo è importante iniziare una terapia anticoagulante, cioè un trattamento che aiuta a prevenire questi coaguli.
Per scegliere il farmaco più adatto, si devono considerare:
- Il rischio di trombosi e di sanguinamento;
- Le possibili interazioni con altri farmaci;
- Le linee guida mediche attuali;
- La presenza di tumore e il tipo di trattamento oncologico in corso.
Rischi e strumenti di valutazione
Esistono punteggi, come il CHA2DS2-VASc e l’HAS-BLED, che aiutano a stimare il rischio di trombosi e di sanguinamento. Tuttavia, questi non sono stati studiati specificamente nei pazienti con tumore. Per questo si usa anche un punteggio chiamato Korana score, pensato proprio per chi ha un cancro.
Farmaci anticoagulanti e studi recenti
Negli ultimi anni sono stati condotti diversi studi che confrontano i nuovi anticoagulanti orali, chiamati DOAC (ad esempio edoxaban, apixaban, rivaroxaban), con i trattamenti tradizionali a base di eparine a basso peso molecolare (EBPM), somministrate con iniezioni sottocutanee.
Questi studi hanno mostrato che i DOAC sono efficaci e sicuri anche nei pazienti con tumore, offrendo un’alternativa comoda perché si assumono per bocca e spesso una volta al giorno. Alcuni studi importanti sono:
- CARAVAGGIO: ha confrontato apixaban con dalteparina in pazienti con tumore e trombosi;
- HOKUSAI VTE CANCER: ha valutato edoxaban rispetto alla dalteparina in pazienti oncologici con trombosi venosa;
- SELECT-D: ha confrontato rivaroxaban con dalteparina in pazienti con tumore e trombosi;
- ENGAGE AF-TIMI 48: ha analizzato l’uso di edoxaban in pazienti con fibrillazione atriale e cancro.
Questi studi confermano che i DOAC possono essere usati in sicurezza anche in presenza di chemioterapia, ma in alcuni casi è necessario adattare la dose, soprattutto se si assumono altri farmaci che possono interagire.
Scelta terapeutica nel caso descritto
Per la paziente in questione è stato deciso di iniziare il trattamento con edoxaban 60 mg al giorno, monitorando regolarmente la funzione dei reni e del fegato, che possono cambiare rapidamente in caso di effetti collaterali o peggioramento della malattia.
È importante sottolineare che in caso di tumori del tratto gastrointestinale la scelta tra DOAC ed eparine deve essere valutata con attenzione, perché il rischio di sanguinamento è più alto.
Per questo è sempre consigliabile un lavoro di squadra tra oncologi, cardiologi e altri specialisti per decidere la terapia migliore e più sicura per ogni paziente.
In conclusione
Nei pazienti con tumore e fibrillazione atriale, la terapia anticoagulante è fondamentale per prevenire complicanze gravi. I nuovi anticoagulanti orali rappresentano una valida opzione, più comoda e con efficacia e sicurezza confermate da studi recenti. Tuttavia, la scelta del trattamento deve essere personalizzata, tenendo conto dei rischi individuali e delle possibili interazioni con altri farmaci. Un approccio multidisciplinare è essenziale per garantire la migliore cura possibile.