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Articolo per pazienti Pubblicato: 06/06/2022 Lettura: ~3 min

Apixaban rispetto al trattamento standard dopo TAVI: i risultati dello studio ATLANTIS

Fonte
Collet https://doi.org/10.1093/eurheartj/ehac242.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Andreina Carbone Aggiornato il 02/02/2026

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Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

La sostituzione della valvola aortica tramite TAVI è una procedura importante per chi ha problemi alla valvola aortica. Dopo l'intervento, è fondamentale prevenire la formazione di coaguli e gestire il rischio di sanguinamenti. Lo studio ATLANTIS ha confrontato un nuovo tipo di farmaco anticoagulante, l'apixaban, con le terapie tradizionali per capire quale sia la scelta migliore per i pazienti.

Che cos'è la TAVI e quali sono i rischi

La sostituzione transcatetere della valvola aortica (TAVI) è una procedura meno invasiva rispetto all'intervento chirurgico tradizionale. Viene usata per trattare la stenosi aortica, cioè un restringimento della valvola aortica che causa difficoltà al cuore nel pompare il sangue.

Dopo la TAVI, i pazienti possono avere problemi legati a:

  • Eventi trombotici: formazione di coaguli di sangue che possono bloccare i vasi;
  • Sanguinamenti durante o dopo la procedura.

Questi problemi possono influire negativamente sulla sopravvivenza a breve termine, specialmente in chi deve assumere farmaci anticoagulanti.

Le terapie anticoagulanti e antiaggreganti

Per prevenire i coaguli, si usano due tipi principali di farmaci:

  • Antiaggreganti piastrinici: aiutano a evitare che le piastrine si uniscano e formino coaguli. In genere, si usa un solo antiaggregante se il paziente non ha bisogno di anticoagulanti orali e non ha subito recentemente l'impianto di uno stent;
  • Anticoagulanti orali: come gli antagonisti della vitamina K (VKA), che rallentano la coagulazione del sangue. Questi sono più sicuri se usati da soli piuttosto che in combinazione con antiaggreganti.

Un nuovo tipo di anticoagulante, chiamato DOAC (anticoagulanti orali diretti), come l'apixaban, è stato studiato per capire se può sostituire le terapie tradizionali dopo la TAVI.

Lo studio ATLANTIS

Lo studio ha coinvolto 1.500 pazienti sottoposti a TAVI. Questi sono stati divisi in due gruppi:

  • Uno ha ricevuto apixaban (5 mg due volte al giorno, o 2,5 mg in caso di problemi renali o terapia concomitante antiaggregante);
  • L'altro ha seguito la terapia standard, cioè VKA se indicato o solo antiaggregante se non necessario l'anticoagulante.

L'obiettivo principale era valutare la comparsa di eventi gravi come morte, infarto, embolie, trombosi della valvola o coaguli venosi, e sanguinamenti importanti entro un anno.

Risultati principali

  • Non c'è stata una differenza significativa tra apixaban e la terapia standard nel numero di eventi gravi (18,4% con apixaban vs 20,1% con terapia standard).
  • Il rischio di sanguinamenti maggiori era simile nei due gruppi.
  • Nei pazienti che assumevano anticoagulanti (strato 1), non sono state trovate differenze tra apixaban e VKA.
  • Nei pazienti senza indicazione a anticoagulanti (strato 2), apixaban ha ridotto la formazione di coaguli sulla valvola rispetto all'antiaggregante, ma è stata osservata una maggiore mortalità non legata a problemi cardiaci.

In conclusione

Lo studio ATLANTIS ha mostrato che l'apixaban non è superiore rispetto al trattamento standard dopo TAVI, sia per chi necessita di anticoagulazione sia per chi no. Questo significa che, al momento, non ci sono prove sufficienti per preferire apixaban rispetto alle terapie tradizionali in questi pazienti.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Andreina Carbone

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