Che cosa significa "Progressive Patient Care"
Il modello chiamato "Progressive Patient Care" propone di organizzare i pazienti non in base alla loro singola malattia o specializzazione medica, ma secondo il grado di intensità delle cure di cui hanno bisogno. Questo significa suddividerli in gruppi che richiedono cure intensive, medie o basse.
Questo metodo permette un approccio multidisciplinare, cioè coinvolge più specialisti che collaborano insieme, evitando la frammentazione delle cure dovuta all’iper-specializzazione. L’obiettivo è prendersi cura del paziente nella sua globalità, considerando che spesso ha più di una malattia contemporaneamente.
Il ruolo della Medicina Interna
La Medicina Interna è fondamentale in questo modello perché si occupa di pazienti complessi che necessitano di risposte coordinate da diversi specialisti. Durante la pandemia, è stato chiaro che i reparti di Medicina Interna assistono pazienti con bisogni di cura elevati, non solo casi semplici o a bassa intensità.
Il contributo del PNRR
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) mette a disposizione oltre 20 miliardi di euro per la salute, di cui 8,6 miliardi per migliorare gli ospedali e la tecnologia. Questi fondi sono un’opportunità importante, ma per usarli bene serve anche una riprogettazione del sistema sanitario, che includa una migliore integrazione tra ospedale e territorio.
La tecnologia e il rapporto medico-paziente
La tecnologia è utile, come dimostrato dall’uso del saturimetro durante la pandemia, ma non può sostituire il rapporto umano tra medico e paziente. L’intuito e l’empatia del medico rimangono essenziali per una buona cura.
Le difficoltà attuali negli ospedali
- Carente personale nel 91,7% degli ospedali;
- Mancanza di posti letto nel 70,8% delle strutture;
- Difficoltà organizzative nel 75% dei casi;
- Problemi nel gestire insieme pazienti COVID e non COVID, che causano ulteriori difficoltà.
Il rischio cardiovascolare residuo
Molti pazienti ricoverati in Medicina Interna presentano fattori di rischio cardiovascolare non completamente controllati, come pressione alta o colesterolo elevato, anche se sono già in trattamento. Questo rischio residuo può causare problemi di salute nel tempo.
Le cause principali sono la presenza di pazienti anziani con più malattie e trattamenti complessi, che rendono difficile modificare le terapie. Inoltre, spesso i trattamenti non sono ottimali per dosaggio o tipo di farmaco.
Il ricovero in ospedale può essere un momento importante per migliorare le cure, grazie a un ambiente protetto e a una collaborazione tra specialisti e medici di famiglia.
Esperienze sulla gestione del COVID-19
Durante il congresso FADOI è stato presentato uno studio su oltre 1.000 pazienti trattati con il farmaco antivirale Remdesivir nei reparti di Medicina Interna. Lo studio ha mostrato che molti pazienti avevano più malattie croniche e che una parte significativa ha richiesto supporto respiratorio avanzato.
Il tasso di mortalità intraospedaliera è stato intorno all’8%, mentre il 4% dei pazienti ha avuto bisogno di terapia intensiva. Questi dati aiutano a capire meglio come usare i farmaci e organizzare le cure per i pazienti con COVID-19.
In conclusione
Ripensare l’ospedale significa adottare un modello di cura che considera il paziente nella sua complessità, non solo la singola malattia. Il modello "Progressive Patient Care" propone di organizzare le cure secondo l’intensità necessaria, favorendo la collaborazione tra specialisti. La Medicina Interna gioca un ruolo chiave in questo processo, soprattutto per i pazienti con più patologie. I fondi del PNRR rappresentano un’opportunità importante, ma serve anche una riorganizzazione del sistema sanitario per migliorare la qualità delle cure e l’integrazione tra ospedale e territorio. Infine, il rapporto umano tra medico e paziente rimane fondamentale, insieme all’uso consapevole della tecnologia.