Che cosa è stato studiato
Gli studiosi hanno analizzato un gruppo molto grande di pazienti (oltre 78.000) ricoverati in ospedale per almeno tre giorni, ma non nelle terapie intensive e non per problemi di sanguinamento gastrointestinale. Hanno voluto capire quanto spesso si verificano sanguinamenti all'interno dello stomaco o dell'intestino durante il ricovero e se l'uso o la sospensione di farmaci che riducono l'acidità dello stomaco (chiamati terapia antisecretoria, come gli inibitori di pompa protonica - PPI - o gli anti H2) influenzano questo rischio.
Risultati principali
- Il 59% dei pazienti ha ricevuto una terapia antisecretoria durante il ricovero.
- Il sanguinamento gastrointestinale si è verificato in meno dello 0,3% dei casi (224 pazienti).
- Chi ha ricevuto la terapia antisecretoria ha avuto un rischio di sanguinamento più basso rispetto a chi non l'ha ricevuta, ma la differenza non è molto grande (rischio relativo 0,63).
- Per prevenire un solo caso di sanguinamento, bisognerebbe trattare 770 pazienti con questi farmaci.
Cosa significa tutto questo
Il sanguinamento gastrointestinale in pazienti ricoverati fuori dalle terapie intensive è un evento raro. La terapia per ridurre l'acidità dello stomaco dovrebbe quindi essere riservata solo a chi ha un rischio più alto di sanguinamento, perché trattare tutti i pazienti non è molto efficace e potrebbe non essere necessario.
In conclusione
Il sanguinamento gastrointestinale in pazienti ospedalizzati fuori dalle terapie intensive è raro. La terapia gastroprotettiva con farmaci che riducono l'acidità dovrebbe essere usata principalmente in pazienti con un rischio elevato di sanguinamento, per evitare trattamenti inutili in chi ha basso rischio.