Che cosa è stato studiato
Uno studio ha chiesto a 278 pazienti con ICD impiantato da circa 5 anni cosa pensassero della possibile disattivazione del dispositivo in caso di malattia grave e fine vita.
Cosa hanno risposto i pazienti
- Il 38% aveva già ricevuto almeno una scarica dal defibrillatore.
- Più della metà aveva preparato direttive per la fine della vita, ma solo 3 persone avevano pensato anche al loro ICD.
- Il 86% non aveva mai considerato cosa fare con l'ICD in caso di malattia grave.
- Alla domanda sulla disattivazione dell'ICD a fine vita:
- 42% ha risposto che dipenderebbe dalle condizioni specifiche.
- 28% era favorevole a spegnere l'ICD.
- 11% non voleva mai disattivarlo.
- Il 26% vede la disattivazione come una forma di suicidio assistito.
- Il 22% pensa che non rianimare una persona non significa automaticamente spegnere l'ICD.
- Il 46% ritiene che l'ICD non debba essere spento automaticamente in hospice.
- Le opinioni non sono cambiate in base all'età o ad altri dati personali.
- Il 95% ha concordato sull'importanza di ricevere informazioni chiare sull'ICD.
- Per discutere di questo argomento, i pazienti hanno indicato come figure di riferimento:
- 31% gli specialisti in elettrofisiologia (che si occupano del funzionamento del cuore).
- 45% i cardiologi generali.
- 14% i medici di base.
Cosa significa tutto questo
Non c'è un accordo chiaro tra i pazienti su cosa fare con l'ICD a fine vita. Molti non hanno mai pensato a questa possibilità, mentre altri hanno opinioni diverse e personali.
Per questo motivo, è importante che i medici parlino con i pazienti di queste scelte in modo aperto e rispettoso, aiutandoli a capire le opzioni e a esprimere le loro preferenze.
In conclusione
La decisione di disattivare o meno un defibrillatore impiantabile a fine vita è complessa e varia da persona a persona. È fondamentale che i medici discutano con i pazienti di questo argomento per rispettare le loro volontà e garantire una cura attenta e personalizzata.