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Articolo per pazienti Pubblicato: 06/11/2012 Lettura: ~3 min

L’accesso radiale espone veramente a una maggiore dose di radiazioni?

Fonte
American Heart Journal Volume 164, Issue 4, Pages 455-461, Ottobre 2012.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Antonio Rapacciuolo Aggiornato il 06/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 1047 Sezione: 24

Introduzione

Molti pazienti si chiedono se il tipo di accesso usato durante una coronarografia influisca sulla quantità di radiazioni ricevute. Questo testo spiega in modo chiaro e semplice i risultati di uno studio che ha confrontato due tecniche di accesso, per capire se una di queste comporta davvero una maggiore esposizione alle radiazioni.

Che cos'è la coronarografia e i tipi di accesso

La coronarografia è un esame che permette di vedere le arterie del cuore usando radiazioni e un colorante speciale. Per eseguire questo esame, il medico inserisce un sottile tubicino chiamato catetere in un vaso sanguigno, che può essere raggiunto attraverso due vie principali:

  • Accesso radiale: attraverso l'arteria del polso;
  • Accesso femorale: attraverso l'arteria nella zona dell'inguine.

Lo studio e i suoi obiettivi

Alcuni studi avevano suggerito che l'accesso radiale potesse causare un'esposizione maggiore alle radiazioni, ma queste informazioni erano basate su pochi dati. Per chiarire questo aspetto, uno studio ha confrontato in modo diretto e controllato l'esposizione alle radiazioni per pazienti e operatori, usando entrambi i tipi di accesso.

Come è stato condotto lo studio

  • 100 pazienti alla prima coronarografia sono stati divisi in gruppi in base al tipo di accesso;
  • Operatori con diversi livelli di esperienza hanno eseguito le procedure: un esperto in accesso radiale, un esperto in accesso femorale e un operatore con esperienza intermedia in entrambi;
  • Sono state usate tecniche e protocolli standard per proteggere dalle radiazioni;
  • Si sono misurate due valori principali per valutare l'esposizione: la Dose Effettiva (ED), che indica la quantità di radiazioni ricevute dall'operatore, e il Prodotto Dose x Area (DAP), che indica l'esposizione del paziente;
  • Si sono anche valutati il tempo di fluoroscopia (cioè il tempo in cui si usa la macchina a raggi X) e il tempo necessario al paziente per riprendere a camminare dopo l'esame.

Risultati principali

  • L'esperienza dell'operatore è risultata molto importante: chi aveva meno esperienza ha registrato valori di esposizione più alti sia con l'accesso radiale che con quello femorale;
  • Non ci sono state differenze significative nell'esposizione alle radiazioni tra i due tipi di accesso, sia per i pazienti che per gli operatori, quando si tiene conto dell'esperienza;
  • Il tempo di fluoroscopia è stato simile per entrambi gli accessi;
  • Il recupero dopo l'esame è stato più rapido per i pazienti con accesso radiale, che hanno potuto camminare prima rispetto a quelli con accesso femorale.

Che cosa significa tutto questo

Lo studio mostra che la quantità di radiazioni ricevuta durante una coronarografia non dipende dal sito di accesso usato, ma soprattutto dall'esperienza dell'operatore che esegue la procedura. Inoltre, l'accesso radiale permette un recupero più veloce per il paziente.

In conclusione

L'accesso radiale non espone a una maggiore dose di radiazioni rispetto all'accesso femorale durante una coronarografia. L'esperienza del medico è il fattore più importante per ridurre l'esposizione alle radiazioni. Inoltre, l'accesso radiale favorisce un recupero più rapido per il paziente.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Antonio Rapacciuolo

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