Che cosa è lo studio PRESS
Lo studio PRESS (Prevention of syncope through permanent cardiac pacing in patients with bifascicular block) ha valutato come la programmazione del pacemaker può influire sulla frequenza di svenimenti e altri sintomi in pazienti con blocco bifascicolare e sincope (svenimenti) di origine non chiara.
Modalità di programmazione confrontate
- DDD a 60 bpm: il pacemaker stimola sia l'atrio che il ventricolo a una frequenza minima di 60 battiti al minuto.
- DDI a 30 bpm: il pacemaker stimola solo il ventricolo a una frequenza minima di 30 battiti al minuto, utilizzata come stimolazione di backup.
Obiettivi dello studio
Lo studio ha considerato tre eventi principali (endpoints):
- Svenimenti (sincope)
- Episodi pre-sincopali con sintomi associati all'attivazione del pacemaker
- Episodi con sintomi legati a blocco atrioventricolare intermittente o permanente (alterazione del passaggio dell'impulso elettrico nel cuore)
Risultati principali
Dopo due anni di osservazione su circa 100 pazienti, è emerso che:
- Il gruppo con pacemaker programmato in DDD a 60 bpm ha avuto una riduzione significativa degli episodi di svenimento e dei sintomi rispetto al gruppo con programmazione DDI a 30 bpm.
- Il rischio di eventi sintomatici è stato circa un terzo (hazard ratio 0,32) nel gruppo DDD rispetto al DDI.
- La riduzione dei sintomi, sia legati all'intervento del dispositivo sia no, è stata più marcata nel gruppo DDD (hazard ratio 0,4).
- Nonostante ciò, circa il 15% dei pazienti ha comunque manifestato nuovi disturbi del ritmo entro due anni.
Significato dei risultati
Questi dati indicano che programmare il pacemaker in modalità DDD a 60 bpm può essere più efficace nel prevenire svenimenti e sintomi correlati nei pazienti con blocco bifascicolare e sincope di origine non chiara. Tuttavia, alcuni pazienti possono ancora sviluppare disturbi del ritmo nel tempo.
In conclusione
Lo studio PRESS dimostra che, in pazienti con un particolare tipo di blocco cardiaco e svenimenti inspiegati, una programmazione del pacemaker che stimola sia atrio che ventricolo a 60 battiti al minuto riduce meglio gli episodi di svenimento e i sintomi rispetto a una programmazione con stimolazione solo ventricolare a 30 battiti al minuto. Questo aiuta a migliorare la qualità della vita di questi pazienti, anche se è importante continuare a monitorare eventuali nuovi disturbi del ritmo.