Che cos'è la TAVI
La TAVI è una tecnica che permette di sostituire la valvola aortica del cuore senza dover fare un intervento chirurgico aperto. Viene usata soprattutto in pazienti che hanno un alto rischio se sottoposti a un'operazione tradizionale.
Lo studio e i pazienti coinvolti
Tra il 2007 e il 2011, sono stati studiati 389 pazienti che hanno ricevuto la TAVI. Questi pazienti sono stati divisi in tre gruppi in base al rischio chirurgico stimato con un punteggio chiamato STS (Società di Chirurgia Toracica):
- Rischio basso: STS inferiore al 3% (41 pazienti, 10,5%)
- Rischio intermedio: STS tra 3% e 8% (254 pazienti, 65,3%)
- Rischio alto: STS superiore all'8% (94 pazienti, 24,2%)
Risultati principali
Tra i diversi gruppi sono state osservate differenze importanti:
- Età media: i pazienti a rischio basso erano più giovani (circa 78 anni) rispetto a quelli a rischio intermedio (circa 83 anni) e alto (circa 84 anni).
- Indice di massa corporea: più alto nei pazienti a rischio basso, più basso in quelli ad alto rischio.
- Insufficienza renale cronica: meno frequente nei pazienti a rischio basso (34%) e molto più comune in quelli ad alto rischio (90%).
- Mortalità a 30 giorni: molto bassa nei pazienti a rischio basso (2,4%) e più alta in quelli ad alto rischio (14,9%).
- Mortalità a 1 anno: 10,1% nei pazienti a rischio basso, 16,1% in quelli a rischio intermedio e 34,5% in quelli ad alto rischio.
- Eventi gravi come ictus e infarto: non sono state trovate differenze significative tra i gruppi durante il primo anno dopo la procedura.
Cosa significa tutto questo
Questi dati mostrano che la TAVI può essere una scelta efficace anche per pazienti con rischio chirurgico basso o intermedio, con risultati migliori rispetto ai pazienti ad alto rischio. Inoltre, il rischio di complicazioni gravi come ictus o infarto dopo la procedura è simile tra i diversi gruppi.
In conclusione
La TAVI è una procedura che può essere usata con successo in pazienti con diversi livelli di rischio chirurgico. I risultati a breve e lungo termine sono migliori nei pazienti con rischio più basso, ma la procedura è generalmente sicura anche per chi ha un rischio più alto, senza aumentare il rischio di eventi gravi come ictus o infarto.