Che cosa è stato studiato
Un gruppo di ricercatori ha valutato 348 persone con malattia coronarica stabile, per lo più uomini con un'età media di 60 anni. Tutti i partecipanti erano già in trattamento con statine, farmaci usati per proteggere il cuore.
Per ogni persona è stato misurato il livello di vitamina D nel sangue (nello specifico, la 25-idrossivitamina D3) e sono state esaminate le arterie coronariche con una tecnica chiamata coronarografia, che permette di vedere quanto le arterie sono ristrette dalle placche.
Cosa è stato osservato
I ricercatori hanno confrontato i livelli di vitamina D con la progressione delle placche nelle arterie dopo un anno. Hanno misurato due parametri principali:
- Diametro minimo del lume (MLD): la parte più stretta dell’arteria;
- Diametro della stenosi (DS): la percentuale di restringimento causata dalla placca.
Dai risultati è emerso che non c’è stata una relazione significativa tra i livelli di vitamina D e la progressione delle placche. In altre parole, avere più o meno vitamina D nel sangue non ha modificato in modo importante la gravità delle stenosi coronariche dopo un anno.
Cosa significa questo
Anche se bassi livelli di vitamina D sono stati associati in passato a un rischio maggiore di malattie cardiovascolari, questo studio specifico non ha trovato prove che la vitamina D influenzi direttamente la progressione delle placche nelle arterie coronariche in persone già trattate con statine.
In conclusione
I livelli di vitamina D nel sangue non sembrano modificare la progressione della malattia coronarica in pazienti con placche già presenti e in trattamento con statine. Questo suggerisce che, per quanto riguarda la crescita delle placche nelle arterie, la vitamina D non ha un ruolo diretto significativo.