Che cosa è stato studiato
Lo studio ha coinvolto 270 pazienti con un infarto del cuore chiamato STEMI anteriore, che significa un tipo specifico di infarto che interessa la parte frontale del cuore. Tutti i pazienti avevano una condizione cardiaca non troppo grave (classe Killip 1 o 2) e sono stati trattati entro 6 ore dall'inizio dei sintomi.
I pazienti sono stati divisi in due gruppi in modo casuale: uno ha ricevuto il farmaco metoprololo prima della procedura per aprire l'arteria bloccata (angioplastica coronarica), l'altro un placebo, cioè una sostanza senza effetto.
Come sono stati valutati i risultati
Su 202 pazienti è stata fatta una risonanza magnetica del cuore dopo 6 mesi per valutare la funzione cardiaca, in particolare la frazione di eiezione (FE), che indica quanto bene il cuore pompa il sangue.
Il monitoraggio dei pazienti è continuato per almeno 12 mesi, e in alcuni casi fino a 2 anni, per osservare eventi importanti come morte, scompenso cardiaco, nuovo infarto o aritmie gravi.
Cosa è emerso dallo studio
- La funzione del cuore (FE) a 6 mesi era significativamente migliore nel gruppo che aveva ricevuto il metoprololo (circa 49%) rispetto al gruppo placebo (circa 45%).
- Nel gruppo trattato con metoprololo c'erano meno pazienti con grave riduzione della funzione cardiaca.
- Era anche minore il numero di pazienti che hanno avuto bisogno di un defibrillatore impiantabile (ICD), un dispositivo che aiuta a prevenire aritmie pericolose.
- Durante un follow-up di 2 anni, il gruppo con metoprololo ha avuto meno eventi gravi come morte, scompenso, nuovo infarto o aritmie maligne.
In conclusione
Nei pazienti con infarto anteriore e condizioni cardiache non troppo gravi, somministrare precocemente il beta bloccante metoprololo prima di aprire l'arteria bloccata è associato a un miglioramento della funzione del cuore e a una riduzione delle complicazioni a lungo termine.