Che cosa è stato studiato
Un gruppo di ricercatori in Baviera ha confrontato due tipi di anticoagulanti usati durante un intervento chiamato ablazione transcatetere nell’atrio sinistro del cuore. Questo intervento serve a trattare problemi del ritmo cardiaco.
Lo studio ha coinvolto 544 pazienti con un’età media di 63 anni. Sono stati divisi in due gruppi uguali:
- Un gruppo ha ricevuto rivaroxaban, un anticoagulante preso tutti i giorni (15 o 20 mg).
- L’altro gruppo ha ricevuto phenprocoumone, un anticoagulante tradizionale che agisce bloccando la vitamina K (con controllo del sangue per mantenere un valore chiamato INR tra 2 e 3).
Come è stata gestita la procedura
Durante l’intervento è stata somministrata anche eparina per via endovenosa, un altro tipo di anticoagulante, per mantenere un valore di coagulazione chiamato ACT tra 270 e 300 secondi. Questo aiuta a prevenire la formazione di coaguli durante la procedura.
Risultati principali
- Non si sono verificati eventi tromboembolici, cioè problemi causati da coaguli che bloccano i vasi sanguigni, né decessi in nessuno dei due gruppi durante il periodo periprocedurale.
- Un solo evento di sanguinamento importante è stato osservato in ciascun gruppo: un tamponamento cardiaco nel gruppo con rivaroxaban e un ematoma inguinale che ha richiesto trasfusione nel gruppo con phenprocoumone.
- I sanguinamenti minori sono stati simili tra i due gruppi: 7% nel gruppo con rivaroxaban e 12% nel gruppo con phenprocoumone, senza differenze statisticamente significative.
Altri aspetti rilevanti
L’analisi ha mostrato che le donne avevano un rischio leggermente più alto di complicanze rispetto agli uomini.
In conclusione
Lo studio dimostra che continuare la terapia con rivaroxaban durante l’ablazione transcatetere nell’atrio sinistro è sicuro e offre risultati simili a quelli del trattamento con anticoagulanti tradizionali come il phenprocoumone. Questo è importante per garantire la protezione contro i coaguli senza aumentare significativamente il rischio di sanguinamenti.