Patologie della carotide, succlavia e arteria vertebrale
Per i pazienti con un restringimento (stenosi) delle arterie carotidi, che possono essere con o senza sintomi, si consiglia di usare a lungo termine un farmaco che impedisce alle piastrine di aggregarsi, come l'aspirina o il clopidogrel.
In caso di ictus lieve o di un attacco ischemico transitorio (un episodio temporaneo di ridotto flusso di sangue al cervello), è indicata una doppia terapia antiaggregante (DAPT), cioè l'uso combinato di aspirina e clopidogrel per un periodo iniziale.
Se il paziente ha subito un intervento per inserire uno stent nella carotide, la doppia terapia deve essere mantenuta per almeno un mese. Se invece è stata fatta una rimozione chirurgica della placca (endoarterectomia), si continua con un solo farmaco antiaggregante.
Per chi ha una stenosi carotidea senza sintomi o ha già avuto un intervento di rivascolarizzazione, si può considerare una terapia con rivaroxaban a basse dosi insieme all'aspirina, se il rischio di sanguinamento è basso. Poiché non ci sono studi specifici, si applicano le stesse indicazioni anche alle malattie delle arterie vertebrale e succlavia.
Patologie dell’aorta
Nei pazienti con placche importanti nell'aorta, si consiglia un trattamento con un solo farmaco antiaggregante. Se si verifica un evento embolico (quando un frammento di placca o un coagulo si stacca e blocca un vaso), si può usare la doppia terapia antiaggregante.
In caso di aneurisma dell’aorta (dilatazione anomala dell’arteria), il trattamento con un solo antiaggregante serve a ridurre il rischio di problemi cardiovascolari generali, ma non è dimostrato che rallenti la crescita dell’aneurisma.
Non esistono terapie antitrombotiche specifiche a lungo termine per chi ha avuto una sindrome aortica acuta (problemi gravi e improvvisi dell’aorta). Dopo la fase acuta, il trattamento va mantenuto solo se ci sono indicazioni precise, come ad esempio l’uso di anticoagulanti in caso di valvola cardiaca meccanica.
Dopo un intervento di sostituzione endovascolare dell’aorta (EVAR), si continua con un solo farmaco antiaggregante, valutando il rischio individuale del paziente.
Patologie dei vasi periferici
Nei pazienti con malattia arteriosa degli arti inferiori (LEAD) che non hanno sintomi e non hanno altre malattie cardiache, non ci sono prove che l’aspirina sia utile.
Se invece ci sono altre malattie aterosclerotiche, il rischio di problemi cardiovascolari è più alto. In questi casi, può essere utile associare il rivaroxaban a basse dosi all’aspirina per ridurre questo rischio.
Nei pazienti con LEAD sintomatica (cioè con disturbi evidenti), la terapia antiaggregante è necessaria. Anche qui, l’aggiunta di rivaroxaban all’aspirina è consigliata per chi non ha un alto rischio di sanguinamento. Se si sceglie una sola terapia antiaggregante, il clopidogrel è preferito all’aspirina.
Non ci sono prove che la doppia terapia antiaggregante a lungo termine sia vantaggiosa in questi pazienti.
Dopo interventi chirurgici o trattamenti con stent nei vasi periferici, un periodo di doppia terapia antiaggregante da 1 a 3 mesi è raccomandato, seguito da una terapia con aspirina e rivaroxaban per migliorare i risultati.
In conclusione
Le nuove indicazioni aiutano a scegliere il trattamento più adatto per prevenire la formazione di coaguli nelle arterie principali e periferiche. La terapia varia a seconda della malattia, della presenza di sintomi e del tipo di intervento subito. L’uso combinato di farmaci antiaggreganti e anticoagulanti a basse dosi può migliorare la protezione in molti casi, sempre valutando il rischio di sanguinamento.