Che cosa significa arresto cardiaco extra-ospedaliero
L'arresto cardiaco extra-ospedaliero (OHCA) è quando il cuore smette di battere improvvisamente al di fuori di un ambiente ospedaliero. In questi casi, è fondamentale intervenire rapidamente per cercare di far ripartire il cuore.
Lo studio danese sulla sopravvivenza
Un grande studio in Danimarca ha analizzato i dati di oltre 21.000 persone adulte che hanno avuto un arresto cardiaco fuori dall’ospedale tra il 2001 e il 2011. Lo scopo era capire come l’età influenzi la possibilità di sopravvivere e se si possono riconoscere subito i pazienti con poche chance di sopravvivenza a 30 giorni.
I gruppi di età considerati
- 18-65 anni: chiamati "pazienti in età lavorativa" (33,7% dei casi)
- 66-80 anni: "pazienti senior" (41,5%)
- oltre 80 anni: "pazienti anziani" (24,8%)
Interventi e risultati osservati
Tra i pazienti, si sono registrati alcuni dati importanti:
- Circa la metà degli arresti è stata assistita da qualcuno presente al momento dell’evento.
- La rianimazione cardiopolmonare (CPR) da parte di testimoni è stata più frequente nei più giovani (44,7%) e meno negli anziani (23,4%).
- L’uso del defibrillatore prima dell’arrivo in ospedale è stato più comune nei giovani (54,7%) e meno negli anziani (33,8%).
Miglioramenti nel tempo
Dal 2001 al 2011, la percentuale di pazienti che tornavano ad avere un battito cardiaco spontaneo all’arrivo in ospedale è aumentata in tutti i gruppi di età:
- Dal 12,1% al 34,6% nei pazienti più giovani
- Dal 6,4% al 21,5% nei pazienti senior
- Dal 4,0% al 15,0% nei pazienti anziani
Anche la sopravvivenza a 30 giorni è migliorata, soprattutto nei più giovani:
- Dal 5,8% al 22,0% nei pazienti in età lavorativa
- Dal 2,7% all’8,4% nei pazienti senior
- Solo un lieve aumento dall’1,5% al 2,0% nei pazienti anziani
Identificare chi ha poche possibilità di sopravvivenza
Lo studio ha mostrato che è possibile riconoscere i pazienti con una minima possibilità di sopravvivenza a 30 giorni usando due semplici criteri:
- Il paziente non ha ripreso un battito cardiaco spontaneo all’arrivo in ospedale.
- Il paziente non ha ricevuto uno shock dal defibrillatore prima di arrivare in ospedale.
In conclusione
Negli ultimi anni la sopravvivenza dopo un arresto cardiaco fuori dall’ospedale è migliorata in tutti i gruppi di età, soprattutto tra i più giovani. È possibile riconoscere precocemente i pazienti con basse possibilità di vivere oltre un mese usando due semplici criteri legati al ritorno del battito cardiaco e all’uso del defibrillatore prima dell’arrivo in ospedale.