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Articolo per pazienti Pubblicato: 22/11/2016 Lettura: ~4 min

Quadri neuroradiologici dell’ictus ischemico cerebrale

Fonte
Andrea Zini, Responsabile Stroke Unit, Clinica Neurologica - Dipartimento di Neuroscienze, Nuovo Ospedale Civile "S. Agostino-Estense", Università di Modena e Reggio Emilia, AUSL Modena, Modena

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Andrea Zini Aggiornato il 04/02/2026

Informazioni rapide
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Introduzione

Le immagini del cervello sono fondamentali per capire e gestire l’ictus ischemico, un evento che blocca il flusso di sangue in alcune zone cerebrali. Questi esami aiutano i medici a decidere il trattamento più adatto e a capire la causa dell’ictus. In questa guida spieghiamo in modo semplice come funzionano e cosa mostrano le principali tecniche di neuroimaging usate in questi casi.

Che cos’è il neuroimaging e perché è importante nell’ictus ischemico

Il neuroimaging è un insieme di tecniche che permettono di vedere l’interno del cervello. Negli ultimi anni, queste tecniche sono diventate molto importanti per diagnosticare e trattare subito l’ictus ischemico cerebrale, cioè quando una parte del cervello non riceve abbastanza sangue a causa di un’ostruzione.

La tecnica più usata subito dopo l’inizio dei sintomi è la tomografia assiale computerizzata (TAC) cerebrale senza mezzo di contrasto. Questo esame è fondamentale prima di iniziare un trattamento chiamato trombolisi endovenosa, che serve a sciogliere il coagulo che blocca il vaso sanguigno.

Oggi, insieme alla TAC standard, si utilizza spesso anche l’AngioTAC, che permette di vedere le arterie principali del collo e del cervello. Questo aiuta a individuare se c’è un’ostruzione in un vaso grande, per poter valutare un trattamento chiamato trombectomia meccanica, che consiste nel rimuovere il coagulo direttamente.

Rispetto alla risonanza magnetica (RMN), la TAC è più disponibile e più veloce, quindi è usata nella maggior parte degli ospedali.

Cosa può mostrare la TAC cerebrale in caso di ictus

  • Differenziare se il problema è un’ischemia (mancanza di sangue) o un’emorragia (sanguinamento) cerebrale.
  • Distinguere l’ictus ischemico da altre condizioni che possono sembrare simili, come ematomi o tumori.
  • Rilevare i primi segni di ischemia.
  • Valutare l’estensione della zona colpita, la presenza di gonfiore (edema) e se ci sono aree di sanguinamento all’interno della lesione ischemica.

In alcuni casi selezionati, si può fare uno studio speciale chiamato studio perfusionale con TAC o RMN. Questo aiuta a distinguere tra:

  • Core ischemico: l’area centrale del danno, dove il tessuto cerebrale è gravemente danneggiato e non recuperabile.
  • Penombra ischemica: l’area intorno al core, dove il tessuto è danneggiato ma ancora vivo e può migliorare se il flusso sanguigno viene ripristinato in tempo.

Questi studi avanzati sono però ancora usati principalmente in centri specializzati e per la ricerca.

Il ruolo della TAC e RMN nelle fasi successive

Dopo la fase acuta, la TAC e la RMN sono utili per monitorare come evolve la lesione ischemica. Permettono di capire quanto è esteso l’infarto cerebrale e aiutano a riconoscere i diversi tipi di ictus, informazioni importanti per la prognosi e per scegliere la migliore prevenzione di nuovi episodi.

Classificazione delle cause dell’ictus ischemico

Secondo la classificazione più usata, chiamata TOAST, le cause principali dell’ictus ischemico sono:

  • Aterotrombotica: dovuta a placche di grasso che restringono le arterie grandi.
  • Cardioembolica: causata da coaguli che partono dal cuore e arrivano al cervello.
  • Lacunare: piccoli infarti nelle zone profonde del cervello causati da problemi nelle piccole arterie.
  • Altre cause determinate.
  • Cause indeterminate: quando non si riesce a identificare una causa precisa.

Esempi di quadri neuroradiologici delle principali cause

Ictus aterotrombotico

Si presenta con una lesione ischemica di dimensioni maggiori di 1,5 cm nella corteccia o nella zona sotto la corteccia, dallo stesso lato di un restringimento (stenosi) superiore al 50% o di un’ostruzione in un’arteria grande, come la carotide o le arterie vertebrali. Le lesioni possono essere causate da emboli che si staccano dalle placche o da problemi di flusso sanguigno in zone di confine tra arterie.

Ictus cardioembolico

Qui la lesione ischemica è spesso più grande di 1,5 cm e può colpire diverse aree del cervello contemporaneamente, perché i coaguli partono dal cuore. Questa forma può avere più facilmente sanguinamenti all’interno dell’area infartuata, specialmente se la persona assume farmaci anticoagulanti. Le cause cardiache più comuni includono:

  • Fibrillazione atriale (irregolarità del battito cardiaco)
  • Recenti infarti al cuore
  • Problemi alle valvole cardiache
  • Tumori o altre anomalie del cuore

Ictus lacunare

Si tratta di piccoli infarti, con dimensioni inferiori a 1,5 cm (TAC) o 2 cm (RMN), localizzati nelle zone profonde del cervello, come il talamo, la capsula interna o il ponte. Questi sono causati da problemi nelle piccole arterie che portano il sangue a queste aree.

In conclusione

Le tecniche di neuroimaging, in particolare la TAC e la RMN, sono strumenti essenziali per diagnosticare l’ictus ischemico, capire la sua causa e guidare il trattamento. La TAC è l’esame principale nella fase acuta, mentre la RMN e gli studi avanzati aiutano a valutare meglio l’estensione del danno e a pianificare la cura a lungo termine. Conoscere il tipo di ictus aiuta i medici a scegliere la terapia più adatta e a migliorare la prevenzione di nuovi eventi.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Andrea Zini

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