Che cosa significa l'arresto cardiaco e i ritmi non defibrillabili
L'arresto cardiaco è una situazione in cui il cuore smette di battere correttamente. Alcuni tipi di arresto cardiaco possono essere trattati con una scarica elettrica chiamata defibrillazione. Altri tipi, detti "ritmi non defibrillabili", non rispondono a questo trattamento e richiedono farmaci come l'epinefrina.
Lo studio e i suoi risultati principali
Un gruppo di ricercatori guidati da Rohan Khera ha analizzato i dati di oltre 100.000 pazienti adulti che hanno avuto un arresto cardiaco in ospedale causato da ritmi non defibrillabili. Tutti questi pazienti hanno ricevuto almeno una dose di epinefrina tra il 2000 e il 2014.
Lo studio ha mostrato che somministrare l'epinefrina dopo più di 5 minuti dall'arresto cardiaco è legato a una minore probabilità di sopravvivenza e di recupero delle funzioni dopo la dimissione dall'ospedale.
Dati importanti emersi
- Il 12,7% dei pazienti ha ricevuto epinefrina oltre i 5 minuti.
- Il tasso medio di sopravvivenza alla dimissione è stato del 12%.
- La sopravvivenza con recupero funzionale, cioè la capacità di tornare a svolgere le attività quotidiane, è stata del 7,4%.
- Più il tempo di somministrazione dell'epinefrina era lungo, più si riducevano queste percentuali.
Perché è importante intervenire rapidamente
Questi risultati indicano che la tempestività nel dare l'epinefrina è fondamentale per aumentare le possibilità di sopravvivenza e di un buon recupero dopo un arresto cardiaco in ospedale, soprattutto quando il ritmo cardiaco non può essere corretto con la defibrillazione.
In conclusione
Somministrare l'epinefrina entro 5 minuti dall'arresto cardiaco in ospedale è associato a una maggiore probabilità di sopravvivenza e di recupero funzionale. Ritardare questo trattamento riduce le possibilità di un esito favorevole.