Che cosa è stato studiato
Un gruppo di ricercatori tedeschi ha analizzato i dati di pazienti che avevano avuto un infarto al cuore da 1 a 3 anni prima e che erano rimasti senza nuovi eventi per almeno 12 mesi. Tutti i pazienti avevano almeno un fattore di rischio importante per problemi cardiaci.
Chi ha partecipato allo studio
- 666 pazienti in totale
- 342 con un tipo di infarto chiamato STEMI
- 324 con un altro tipo chiamato NSTEMI
Trattamenti ricevuti
Durante l’infarto, la maggior parte dei pazienti ha ricevuto una procedura per riaprire le arterie bloccate:
- 89% dei pazienti con STEMI
- 72% dei pazienti con NSTEMI
Dopo 12 mesi, circa il 62% dei pazienti continuava a prendere due farmaci che aiutano a prevenire la formazione di coaguli nel sangue, principalmente aspirina e clopidogrel. Questa percentuale è scesa al 30% dopo 18 mesi.
Risultati principali
- I pazienti con STEMI avevano un rischio più alto di morte (19% contro 13%) e di eventi gravi come nuovi problemi cardiaci o ictus (33% contro 23%) nei 3 anni successivi.
- Non c’erano differenze significative tra i due gruppi per quanto riguarda nuovi infarti o ictus.
- Il rischio di eventi gravi era più alto in chi aveva più fattori di rischio.
Perché è importante
Questo studio mostra che anche chi supera un infarto senza problemi per un anno deve continuare a seguire le terapie di prevenzione. Interromperle troppo presto può aumentare il rischio di nuovi eventi cardiaci o cerebrovascolari.
In conclusione
I pazienti che sopravvivono a un infarto senza complicazioni per almeno 12 mesi hanno comunque un rischio elevato di nuovi problemi negli anni successivi. Per questo motivo, è fondamentale continuare le terapie di prevenzione secondaria per proteggere il cuore e ridurre il rischio di ulteriori eventi.