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Articolo per pazienti Pubblicato: 22/08/2017 Lettura: ~3 min

NOAC o Warfarin: l’attenzione sull’anziano

Fonte
Ruff et al. Lancet 2014;383:955-962.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Marzia Giaccardi Aggiornato il 04/02/2026

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Categoria: 1129 Sezione: 34

Introduzione

La gestione della terapia anticoagulante negli anziani è un tema importante e delicato. In questa fase della vita, il corpo può essere più fragile e più sensibile ai farmaci, rendendo necessario valutare con attenzione i trattamenti disponibili. Vediamo insieme cosa dicono gli studi scientifici riguardo ai farmaci anticoagulanti più usati negli anziani.

Che cosa significa anticoagulazione negli anziani

Con l’avanzare dell’età, il nostro corpo diventa più vulnerabile a diverse malattie e reagisce in modo diverso ai farmaci. Questo è particolarmente vero per i farmaci anticoagulanti, usati per prevenire eventi come l’ictus causato da coaguli di sangue.

Il warfarin è un anticoagulante tradizionale che agisce bloccando la vitamina K, importante per la coagulazione. Pur essendo efficace nel ridurre il rischio di ictus, può aumentare il rischio di sanguinamenti gravi, soprattutto negli anziani. Per questo motivo, spesso viene prescritto con cautela o meno frequentemente in questa fascia di età, anche se proprio gli anziani potrebbero trarne maggior beneficio.

I nuovi anticoagulanti orali (NOAC)

Negli ultimi anni sono stati introdotti i NOAC, cioè anticoagulanti orali che non agiscono sulla vitamina K. Questi farmaci hanno dimostrato di essere almeno altrettanto efficaci del warfarin nel prevenire eventi ischemici, con un rischio minore di sanguinamenti maggiori nella popolazione generale.

Tuttavia, per gli anziani, i dati sono più complessi. Alcuni studi, come RE-LY e ROCKET AF, hanno mostrato che i sanguinamenti possono essere più frequenti con alcuni NOAC (dabigatran e rivaroxaban) rispetto al warfarin in questa fascia di età.

Ma questi risultati non sono stati confermati da studi successivi condotti nella vita reale, che hanno osservato un rischio di sanguinamenti più basso anche negli anziani sopra i 70 anni.

Lo studio ENGAGE AF-TIMI 48 e i pazienti molto anziani

Un importante studio chiamato ENGAGE AF-TIMI 48 ha esaminato un grande numero di pazienti anziani, compresi molti molto anziani (oltre 85 anni), spesso esclusi da altri studi. Questo studio ha mostrato che il farmaco edoxaban ha un profilo di sicurezza migliore rispetto al warfarin, con meno sanguinamenti gravi anche in questa popolazione.

Inoltre, anche i pazienti con una funzione renale ridotta, che hanno ricevuto dosi più basse di edoxaban, hanno mantenuto questi benefici.

Perché è importante questo studio

Lo studio ENGAGE AF-TIMI 48 ha incluso oltre 8.400 pazienti con più di 75 anni e più di 3.500 con più di 80 anni, il più grande gruppo di anziani mai studiato in modo controllato con un NOAC. Questo aiuta i medici a basare le loro scelte su dati concreti, senza dover fare supposizioni o adattare forzatamente i risultati di studi fatti su pazienti più giovani.

In conclusione

Negli anziani, la scelta del trattamento anticoagulante richiede attenzione, perché il corpo può rispondere in modo diverso ai farmaci. I nuovi anticoagulanti orali, in particolare edoxaban, sembrano offrire un buon equilibrio tra efficacia e sicurezza anche nelle persone molto anziane. Studi come ENGAGE AF-TIMI 48 forniscono informazioni preziose per aiutare a prendere decisioni più consapevoli e sicure in questa fascia di età.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Marzia Giaccardi

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