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Articolo per pazienti Pubblicato: 22/09/2017 Lettura: ~2 min

Risultati a lungo termine della chiusura del forame ovale pervio rispetto alla terapia medica dopo un ictus

Fonte
Jeffrey L. Saver - N Engl J Med 2017; 377:1022-1032 - September 14, 2017 DOI: 10.1056/NEJMoa1610057.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Rossella Vastarella Aggiornato il 04/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

Questo testo spiega i risultati di uno studio che ha confrontato due modi di prevenire un nuovo ictus in persone che hanno avuto un ictus di origine incerta e che presentano una particolare apertura nel cuore chiamata forame ovale pervio (PFO). L'obiettivo è capire se chiudere questa apertura con un intervento è più efficace rispetto a curarsi solo con farmaci.

Che cos'è il forame ovale pervio (PFO)?

Il forame ovale pervio è un piccolo foro nel cuore che non si chiude come dovrebbe dopo la nascita. In alcune persone, questo può permettere a piccoli coaguli di passare dal sangue venoso a quello arterioso, aumentando il rischio di ictus.

Lo studio e i pazienti coinvolti

Lo studio ha coinvolto 980 pazienti tra i 18 e i 60 anni con PFO che avevano già avuto un ictus ischemico criptogenico, cioè un ictus senza una causa chiara. I pazienti sono stati divisi in due gruppi:

  • Gruppo chiusura PFO: persone che hanno subito un intervento per chiudere il foro nel cuore.
  • Gruppo terapia medica: persone che hanno ricevuto farmaci per prevenire nuovi ictus, come aspirina, warfarin, clopidogrel o una combinazione di aspirina con dipiridamolo.

Durata e modalità dello studio

I pazienti sono stati seguiti per circa 6 anni in media. Durante questo periodo, i ricercatori hanno confrontato quanti hanno avuto un nuovo ictus o sono morti tra i due gruppi.

Risultati principali

  • Nel gruppo con chiusura del PFO, 18 pazienti hanno avuto un nuovo ictus ischemico.
  • Nel gruppo con sola terapia medica, 28 pazienti hanno avuto un nuovo ictus ischemico.
  • Il rischio di avere un nuovo ictus è risultato circa la metà nel gruppo con chiusura del PFO rispetto a chi ha ricevuto solo farmaci.
  • In particolare, gli ictus di origine sconosciuta si sono verificati meno frequentemente nel gruppo con chiusura del PFO.
  • Un effetto collaterale osservato è stato un aumento degli eventi di tromboembolismo venoso (come coaguli nelle vene o embolie polmonari) nel gruppo con chiusura del PFO.

Significato dei risultati

Questi dati suggeriscono che, per adulti con un ictus di origine incerta e un PFO, chiudere il foro nel cuore può ridurre il rischio di un nuovo ictus rispetto a curarsi solo con farmaci.

In conclusione

La chiusura del forame ovale pervio in persone con ictus criptogenico può essere associata a una minore probabilità di avere un nuovo ictus ischemico nel tempo, anche se può aumentare il rischio di altri problemi legati ai coaguli di sangue. Questi risultati aiutano a comprendere meglio le opzioni di trattamento disponibili.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Rossella Vastarella

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