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Articolo per pazienti Pubblicato: 15/12/2017 Lettura: ~3 min

Evolocumab: nuovi dati positivi per pazienti con malattie cardiovascolari

Fonte
Dati presentati al Congresso 2017 dell'American Heart Association (AHA) e studio FOURIER (Further Cardiovascular Outcomes Research With PCSK9 Inhibition in Subjects With Elevated Risk)

Aggiornato il 03/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 1193 Sezione: 2

Introduzione

Al congresso dell'American Heart Association del 2017 sono stati presentati nuovi risultati importanti sul farmaco Evolocumab, che aiuta a ridurre il colesterolo LDL e il rischio di problemi cardiaci. Questi dati riguardano in particolare pazienti con problemi alle arterie degli arti inferiori e con malattia coronarica grave. Vediamo insieme cosa è emerso da queste ricerche.

Che cos'è Evolocumab e lo studio FOURIER

Evolocumab è un farmaco che agisce bloccando una proteina chiamata PCSK9, la quale normalmente riduce la capacità del nostro corpo di eliminare il colesterolo LDL, spesso definito "colesterolo cattivo". Bloccando questa proteina, Evolocumab aiuta a ridurre in modo significativo e costante il colesterolo LDL fino al 75%.

Lo studio FOURIER ha coinvolto più di 27.000 persone con malattie cardiovascolari già in trattamento con statine. I pazienti hanno ricevuto Evolocumab o un placebo per circa 22 mesi. I risultati hanno mostrato che chi assumeva Evolocumab aveva un rischio ridotto del 15% di eventi importanti come infarto, ictus, morte per cause cardiovascolari, interventi al cuore o ricoveri per angina instabile. Inoltre, il rischio di infarto, ictus o morte cardiovascolare è diminuito del 20%.

Risultati per pazienti con arteriopatia periferica

Una sotto-analisi dello studio ha riguardato i pazienti con arteriopatia obliterante degli arti inferiori, una condizione in cui le arterie delle gambe sono ostruite, causando dolore e aumentando il rischio di problemi cardiaci e ischemici. Questi pazienti sono ad alto rischio di eventi gravi.

Su 27.564 partecipanti, 3.642 avevano questa patologia. Questi pazienti, nonostante fossero già trattati con statine o altri farmaci, avevano un rischio più alto di eventi cardiovascolari rispetto a chi non aveva questa condizione.

Con Evolocumab, il colesterolo LDL è sceso da 93 a 31 mg/dl. Inoltre, il rischio di eventi cardiovascolari è stato ridotto del 21%, mentre il rischio di morte cardiovascolare, infarto o ictus è diminuito del 27%. Il farmaco è risultato sicuro e ben tollerato anche in questi pazienti.

Il rischio assoluto di morte cardiovascolare, infarto o ictus è stato ridotto del 3,5% in circa 2,5 anni, il che significa che per ogni 29 pazienti trattati con Evolocumab, uno evento grave è stato evitato in questo periodo. Su 5 anni, questo numero potrebbe migliorare ulteriormente.

Risultati per pazienti con malattia coronarica grave

Un'altra sotto-analisi ha esaminato pazienti con malattia coronarica grave, cioè persone che hanno avuto infarti in passato o che presentano una malattia diffusa delle arterie del cuore.

Tra 22.351 pazienti con infarto pregresso, sono stati identificati sottogruppi con rischio particolarmente alto, come chi aveva avuto infarti recenti, più infarti o malattia diffusa delle arterie.

In questi gruppi ad alto rischio, Evolocumab ha ridotto significativamente il rischio di nuovi eventi cardiovascolari, con una riduzione assoluta del rischio di circa il 3% in 3 anni. Ciò significa che per ogni 33 pazienti trattati, un evento grave è stato evitato.

Questi dati suggeriscono che Evolocumab può essere particolarmente utile per i pazienti con forme più gravi di malattia coronarica.

In conclusione

Evolocumab è un farmaco che riduce fortemente il colesterolo LDL e il rischio di eventi cardiovascolari in pazienti con malattie aterosclerotiche. Le sotto-analisi dello studio FOURIER mostrano che questo beneficio è evidente sia in pazienti con arteriopatia periferica degli arti inferiori sia in quelli con malattia coronarica grave. Il farmaco è sicuro e può aiutare a prevenire infarti, ictus e altre complicazioni gravi, migliorando la gestione di persone ad alto rischio cardiovascolare.

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