Che cos'è la TAVI e come si valuta il rischio
La TAVI è una procedura per sostituire la valvola aortica del cuore senza aprire il torace. Prima dell'intervento, si usa un sistema di punteggio, come lo STS-PROM o l'EuroSCORE2, per stimare il rischio di complicazioni o morte. L'età è un fattore importante in questi calcoli, quindi i pazienti molto anziani spesso risultano ad alto rischio anche se sono in buona salute.
Lo studio sui pazienti ultra-novantenni
Uno studio ha confrontato i risultati della TAVI in 599 pazienti, di cui 47 avevano almeno 90 anni. Sono stati osservati alcuni aspetti importanti:
- Negli ultra-novantenni si sono verificati più spesso problemi come il rigurgito aortico (una perdita di sangue dalla valvola) e perdite intorno alla valvola impiantata.
- Ci sono stati più eventi come problemi cerebrovascolari (ad esempio piccoli ictus) e complicazioni legate ai vasi sanguigni o sanguinamenti.
- Nonostante ciò, il miglioramento dei sintomi dopo la procedura è stato simile sia nei pazienti molto anziani sia in quelli più giovani.
Rischio stimato e rischio reale
Il rischio di mortalità calcolato prima dell'intervento era più alto rispetto a quello effettivo osservato dopo la TAVI, soprattutto negli ultra-novantenni:
- Per gli ultra-novantenni, il rischio stimato era circa 8%, mentre quello reale è stato circa 2%.
- Per i pazienti più giovani, il rischio stimato era circa 4,9%, mentre quello reale circa 1,8%.
Inoltre, la sopravvivenza a 1, 2, 3, 4 e 5 anni dopo la procedura non differiva in modo significativo tra i due gruppi di età.
Cosa significa tutto questo
Questi risultati indicano che la TAVI può essere una scelta valida anche per chi ha più di 90 anni. L'età avanzata da sola non dovrebbe escludere la possibilità di fare questa procedura, anche se il rischio stimato dai punteggi tradizionali può sembrare alto.
In conclusione
La TAVI migliora i sintomi e offre risultati accettabili anche nei pazienti ultra-novantenni. Sebbene in questi pazienti ci siano alcune complicazioni più frequenti, la sopravvivenza e il beneficio della procedura sono simili a quelli dei pazienti più giovani. Quindi, l'età molto avanzata non deve essere un motivo per escludere questa opzione terapeutica.