Che cosa sono le cardiopatie congenite
Le cardiopatie congenite sono difetti del cuore presenti fin dalla nascita. Colpiscono circa 6-10 bambini ogni 1000 nati, rappresentando la malformazione più comune alla nascita.
Negli ultimi anni, grazie a migliori diagnosi e trattamenti, la mortalità legata a queste malattie è molto diminuita. Di conseguenza, molti bambini con cardiopatie congenite oggi raggiungono l'età adulta.
Il legame con il declino cognitivo
Con l'aumentare dell'età, queste persone possono sviluppare altre malattie, tra cui il declino cognitivo, cioè una riduzione delle capacità di memoria, attenzione e pensiero.
I pazienti con cardiopatie congenite spesso hanno anche altri fattori di rischio che possono influenzare il cervello, come:
- ipertensione (pressione alta);
- diabete;
- fibrillazione atriale (un tipo di battito cardiaco irregolare);
- ictus (problemi di circolazione nel cervello);
- ridotta capacità di fare sforzi fisici;
- sindrome di Down.
Inoltre, è noto che le cardiopatie congenite possono influenzare lo sviluppo mentale già nell'infanzia.
Lo studio danese sul rischio di demenza
Uno studio condotto in Danimarca ha analizzato il rischio di demenza (una forma grave di declino cognitivo) negli adulti con cardiopatie congenite rispetto alla popolazione generale.
Lo studio ha seguito 10.632 adulti con cardiopatie congenite, diagnosticati tra il 1963 e il 2012, a partire dai 30 anni di età fino al 2012 o fino alla diagnosi di demenza o al decesso.
Per ogni persona con cardiopatia congenita, sono stati confrontati 10 soggetti simili per età e sesso senza questa condizione.
Risultati principali
- Il rischio di demenza da tutte le cause era del 60% più alto nei pazienti con cardiopatie congenite rispetto agli altri.
- Il rischio era particolarmente elevato per la demenza che inizia prima dei 65 anni (esordio pre-senile), con un aumento di circa 2,6 volte.
- Il rischio aumentato era presente in tutte le forme di cardiopatie congenite, sia lievi che severe.
In conclusione
Le cardiopatie congenite non influenzano solo lo sviluppo mentale durante l'infanzia, ma aumentano anche il rischio di problemi cognitivi e demenza in età adulta, soprattutto se la demenza inizia prima dei 65 anni.