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Articolo per pazienti Pubblicato: 20/05/2019 Lettura: ~2 min

La terapia anticoagulante nella fibrillazione atriale previene l’ictus ma non il declino cognitivo

Fonte
Studio Swiss AF pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology (JACC) nel 2019 da David Conen e colleghi; studi aggiuntivi pubblicati su Stroke e European Heart Journal.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Stefano Urbinati Aggiornato il 03/02/2026

Informazioni rapide
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Introduzione

La fibrillazione atriale è una condizione del cuore che può aumentare il rischio di ictus. La terapia anticoagulante è fondamentale per prevenire questi eventi gravi. Tuttavia, recenti studi mostrano che, anche con questa terapia, alcune lesioni cerebrali silenti possono verificarsi e influenzare la memoria e le capacità cognitive. È importante conoscere questi aspetti per comprendere meglio la gestione della fibrillazione atriale.

Che cosa è stato studiato

Uno studio svizzero chiamato Swiss AF ha analizzato più di 2000 persone con fibrillazione atriale di età superiore a 65 anni, sottoponendole a risonanza magnetica cerebrale (RMN). L'obiettivo era capire la presenza di lesioni cerebrali e il loro effetto sulle funzioni cognitive.

Risultati principali

  • Dei pazienti studiati, la maggior parte assumeva farmaci anticoagulanti per prevenire l’ictus.
  • Nonostante questo, circa il 15% presentava infarti cerebrali di grandi dimensioni, il 19% piccole aree ischemiche chiamate lacune e un altro 19% microemorragie cerebrali, cioè piccole perdite di sangue nel cervello.
  • Il test cognitivo Montreal Cognitive Assessment ha mostrato che il declino delle capacità mentali era collegato soprattutto alla presenza di infarti di grandi dimensioni.
  • Le piccole lesioni ischemiche e le microemorragie non sembravano influenzare il declino cognitivo.

Importanza dello studio

Lo studio dimostra che anche con una corretta terapia anticoagulante, le lesioni ischemiche cerebrali sono più frequenti rispetto a chi non ha fibrillazione atriale. Inoltre, solo le lesioni di grandi dimensioni sembrano causare problemi cognitivi.

La terapia anticoagulante si è rivelata sicura, poiché non è stata associata a un aumento delle microemorragie.

Limiti e considerazioni

  • Lo studio ha eseguito una sola RMN per paziente, quindi non è chiaro se le lesioni fossero già presenti prima della terapia anticoagulante o si siano sviluppate dopo.
  • Non sono stati confrontati i diversi tipi di anticoagulanti (DOACs vs AVK) per valutare eventuali differenze.
  • Altri studi hanno confermato che la presenza di infarti cerebrali silenti può raddoppiare il rischio di demenza.
  • Un altro studio ha osservato che nei pazienti con nuovi casi di fibrillazione atriale la presenza di infarti cerebrali silenti era più che raddoppiata.
  • Al contrario, non è stata trovata correlazione tra fibrillazione atriale e alterazioni della sostanza bianca cerebrale in un altro studio.

In conclusione

La terapia anticoagulante orale è molto efficace nel ridurre il rischio di ictus nei pazienti con fibrillazione atriale. Tuttavia, non elimina completamente il rischio di infarti cerebrali silenti, che possono contribuire al declino cognitivo. Sono necessari ulteriori studi per capire se alcuni tipi di anticoagulanti possano offrire una protezione migliore contro queste lesioni.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Stefano Urbinati

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