Adattamenti dell'ospedale durante la pandemia
Dal marzo 2020, l'ospedale ha cambiato la sua organizzazione per curare principalmente pazienti con COVID-19. I posti letto in Terapia Intensiva sono aumentati da 8 a 26, usando anche le sale operatorie. Il reparto di Cardiologia è diventato un'area speciale per pazienti con problemi respiratori gravi che necessitano di un supporto chiamato CPAP, che aiuta a respirare meglio.
Il caso del signor G.D.M.
Il 24 marzo, un uomo di 45 anni si è presentato al pronto soccorso con febbre alta (fino a 39°C) da circa una settimana, tosse e dolori addominali con diarrea. A casa aveva preso paracetamolo e un antibiotico su consiglio del medico di base. Aveva alcune condizioni di salute già note, come pressione alta e colesterolo alto, e un'allergia a un farmaco chiamato ASA.
Esami e sintomi all'arrivo
- Febbre moderata (38°C) e respirazione normale a riposo.
- Obesità (indice di massa corporea 31).
- Pressione arteriosa e battito cardiaco nella norma.
- Respirazione più veloce del normale (32 atti al minuto).
- Ossigeno nel sangue al 95% senza aiuto.
- All'ascolto del torace, suoni respiratori alterati e crepitii (rumori anomali) nelle parti basse dei polmoni.
- Analisi del sangue mostrano infiammazione, aumento di enzimi epatici e diminuzione di alcuni globuli bianchi.
- Esame dei gas nel sangue indica un leggero squilibrio respiratorio con ossigeno ridotto.
- Radiografia del torace evidenzia infiammazione diffusa nei polmoni.
Diagnosi e trattamento iniziale
Il paziente è stato ricoverato per una polmonite sospetta da COVID-19, confermata poi dal tampone. Ha ricevuto farmaci antivirali e un medicinale chiamato idrossiclorochina. Inizialmente ha avuto bisogno di ossigeno con una maschera speciale, ma la sua respirazione è peggiorata, richiedendo l'uso della CPAP con alte concentrazioni di ossigeno e pressione positiva per aiutare i polmoni a funzionare meglio.
Complicazioni e approfondimenti
Il paziente ha mostrato un peggioramento con gonfiore alle braccia. Un esame del sangue ha evidenziato un aumento molto alto del D-dimero, una sostanza che può indicare la presenza di coaguli nel sangue. Tuttavia, gli esami ecografici non hanno trovato trombosi nelle vene degli arti. Un'ecografia del cuore ha mostrato un ingrossamento delle parti destre senza segni di problemi gravi al cuore o ai polmoni.
Una tomografia computerizzata (TC) del torace ha confermato la presenza di un coagulo in un'arteria polmonare, chiamato tromboembolismo.
Trattamento anticoagulante
Per questo problema è stata iniziata una terapia con un farmaco chiamato eparina a basso peso molecolare, che aiuta a sciogliere i coaguli e ha anche effetti anti-infiammatori utili in COVID-19. L'uso di anticoagulanti orali in questa fase è stato evitato per il rischio di interazioni con altri farmaci usati per il COVID-19.
Recupero e dimissione
Il paziente ha migliorato lentamente la sua respirazione, passando dalla CPAP a ossigeno a flusso alto, poi a flusso basso e infine all'aria normale. I valori del D-dimero sono tornati gradualmente normali. Prima di lasciare l'ospedale, è stato cambiato il trattamento anticoagulante con un farmaco orale più facile da gestire a casa, evitando così controlli frequenti e spostamenti che potrebbero aumentare il rischio di contagio.
In conclusione
Durante la pandemia, gli ospedali hanno dovuto adattarsi rapidamente per curare pazienti con COVID-19, affrontando anche complicazioni come i coaguli nel sangue. Il caso descritto mostra come un trattamento attento e progressivo, con farmaci specifici e supporti respiratori, possa portare a un miglioramento significativo e alla dimissione in sicurezza.