Chi è la Signora Irene
La Signora Irene ha 85 anni, pesa 73 kg ed è alta 160 cm. Vive da sola e riceve aiuto solo occasionalmente da una vicina. Un giorno, Irene non risponde alla porta e si scopre che è caduta, rompendosi l'omero, un osso del braccio.
Il ricovero e la diagnosi
Irene viene portata al Pronto Soccorso. Qui si scopre che ha difficoltà a respirare anche a riposo e la sua saturazione di ossigeno è al 92% (un valore un po' basso). La pressione sanguigna e il battito cardiaco sono nella norma, così come l'elettrocardiogramma (ECG). Gli esami del sangue mostrano un livello di emoglobina di 12,8 g/dl (normale), una funzione renale leggermente ridotta (GFR 55 ml/min), e un'infiammazione moderata (PCR elevata). Alcuni enzimi muscolari sono aumentati, ma la troponina, un indicatore di danno al cuore, è negativa. Il test del D-dimero, che può indicare la presenza di coaguli, è positivo.
Una TAC con contrasto conferma la presenza di un'embolia polmonare, cioè un coagulo che blocca un vaso nei polmoni.
Il trattamento iniziale
Irene inizia una terapia con un anticoagulante chiamato enoxaparina, somministrato in base al suo peso. Un ecocardiogramma, un esame che guarda il cuore con gli ultrasuoni, non mostra problemi al ventricolo destro, la parte del cuore che spinge il sangue verso i polmoni.
Dopo qualche tempo, Irene viene dimessa dall'ospedale e inizia a prendere un altro anticoagulante, il warfarin, con un controllo del sangue chiamato INR che serve a verificare se il sangue è abbastanza fluido.
Le difficoltà con il warfarin
Al primo controllo, l'INR di Irene è un po' alto (3,44). Nonostante una riduzione della dose, dopo una settimana l'INR sale molto (7,5), un valore che può aumentare il rischio di sanguinamenti. Fortunatamente, Irene non mostra segni di sanguinamento e gli esami del sangue sono normali.
Per sicurezza, il medico sospende il warfarin e inizia una terapia con vitamina K per riportare l'INR a livelli più sicuri.
La scelta di un nuovo anticoagulante
Poiché Irene vive da sola e ha difficoltà a seguire le regole complesse del warfarin, il medico decide di passare a un anticoagulante più semplice da usare, chiamato Edoxaban, che appartiene alla famiglia dei NAO (Nuovi Anticoagulanti Orali).
Edoxaban viene iniziato quando l'INR scende sotto 2. La scelta di questo farmaco si basa su diversi motivi:
- Non aumenta il rischio di sanguinamento legato all'età rispetto al warfarin.
- È efficace e sicuro anche in persone con rischio di cadute, come Irene, che ha una storia di cadute, problemi di memoria e prende farmaci per la depressione.
- Si prende una sola volta al giorno, facilitando l'assunzione.
- Ha poche interazioni con altri farmaci, importante perché Irene assume anche amiodarone e antidepressivi.
In conclusione
La storia della Signora Irene mostra l'importanza di adattare le cure alle esigenze specifiche delle persone anziane, soprattutto quando vivono da sole. La scelta del trattamento anticoagulante deve considerare non solo l'efficacia, ma anche la sicurezza e la facilità d'uso, per garantire il miglior risultato possibile e ridurre i rischi.