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Articolo per pazienti Pubblicato: 03/03/2021 Lettura: ~3 min

La migliore terapia antitrombotica dopo angioplastica: cosa dicono i recenti studi

Fonte
Van der Sangen et al, European Heart Journal, DOI: 10.1093/eurheartj/ehaa1097

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Andreina Carbone Aggiornato il 03/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

La terapia antitrombotica è fondamentale per chi ha subito un intervento di angioplastica coronarica, cioè un trattamento per aprire le arterie del cuore. Negli ultimi anni, numerosi studi hanno aiutato a capire come personalizzare questa terapia per bilanciare i benefici nel prevenire problemi cardiaci e il rischio di sanguinamento. Qui spieghiamo in modo semplice le principali novità e indicazioni.

Che cos'è la doppia terapia antiaggregante (DAPT)

La doppia terapia antiaggregante (DAPT) è il trattamento standard dopo un evento cardiaco acuto o un intervento con angioplastica. Consiste nell'assunzione di due farmaci che aiutano a prevenire la formazione di coaguli nelle arterie del cuore.

In passato, dopo l'impianto di uno stent medicato (un piccolo tubicino che mantiene aperta l'arteria), la DAPT veniva prescritta per 12 mesi. Tuttavia, questa terapia aumenta il rischio di sanguinamenti, che possono avere conseguenze importanti.

Durata della DAPT: cosa dicono gli studi recenti

  • DAPT breve (3-6 mesi) seguita da aspirina singola: diversi studi hanno mostrato che una durata più breve della DAPT non aumenta il rischio di problemi cardiaci rispetto ai 12 mesi tradizionali. Inoltre, riduce il rischio di sanguinamento. Questa opzione è consigliata soprattutto a chi ha un alto rischio di emorragie.
  • DAPT breve seguita da monoterapia con inibitori di P2Y12: alcuni studi recenti hanno sperimentato di continuare la terapia con un solo farmaco diverso dall'aspirina, come il prasugrel o il ticagrelor, dopo un breve periodo di DAPT. Questa strategia può essere utile in pazienti con minore rischio di eventi ischemici. Ad esempio, il ticagrelor è spesso usato in chi ha avuto una sindrome coronarica acuta, mentre il clopidogrel è preferito in chi ha una forma stabile di malattia coronarica.
  • DAPT prolungata (fino a 3 anni): estendere la DAPT oltre i 12 mesi può ridurre ulteriormente il rischio di eventi cardiaci, ma aumenta anche il rischio di sanguinamento. È indicata in pazienti con alto rischio di coaguli e basso rischio di emorragie.
  • Uso di basse dosi di inibitori del fattore Xa insieme alla terapia antiaggregante: aggiungere un farmaco che agisce su un altro meccanismo della coagulazione, come il rivaroxaban a bassa dose, insieme all'aspirina può aiutare a prevenire eventi cardiaci in pazienti ad alto rischio ischemico e basso rischio di sanguinamento. Tuttavia, non ci sono ancora studi diretti che confrontino questa opzione con la DAPT prolungata.

Importanza della valutazione del rischio

Per scegliere la terapia più adatta, è fondamentale valutare il rischio trombotico (cioè la probabilità di formazione di coaguli) e il rischio emorragico (possibilità di sanguinamenti). Esistono punteggi e strumenti specifici che aiutano i medici in questa valutazione.

Inoltre, la risposta ai farmaci antiaggreganti può variare tra le persone. Alcuni test possono valutare come funzionano le piastrine o analizzare il patrimonio genetico per ottimizzare la terapia.

In conclusione

La terapia antitrombotica dopo angioplastica deve essere personalizzata in base al rischio individuale di coaguli e sanguinamenti. Studi recenti mostrano che una durata più breve della doppia terapia può essere sicura e ridurre le complicanze emorragiche in molti pazienti. Al contrario, in alcuni casi può essere utile prolungare la terapia o aggiungere altri farmaci. La scelta migliore si basa su una valutazione attenta e aggiornata delle caratteristiche di ogni persona.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Andreina Carbone

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