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Articolo per pazienti Pubblicato: 14/06/2021 Lettura: ~3 min

Tromboembolismo venoso (TEV) e cancro: il trattamento con Rivaroxaban

Fonte
Luca Costanzo, UO Angiologia, Ospedale San Marco, Catania; Linee Guida AIOM 2020; American Society of Hematology 2021; studi clinici su Rivaroxaban e tromboembolismo venoso associato a cancro.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Luca Costanzo Aggiornato il 02/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 1269 Sezione: 78

Introduzione

Il tromboembolismo venoso (TEV) è una condizione che può verificarsi frequentemente nei pazienti con cancro. Questo testo racconta un caso reale e spiega come si può gestire il trattamento anticoagulante in modo sicuro ed efficace, utilizzando un farmaco chiamato Rivaroxaban. L'obiettivo è fornire informazioni chiare e rassicuranti su questo argomento complesso.

Che cos'è successo al paziente?

Un uomo di 46 anni, con sovrappeso e diabete, ha sviluppato un gonfiore alla gamba sinistra. Dopo alcuni accertamenti, è stata diagnosticata una trombosi, cioè un coagulo di sangue nelle vene della gamba. Successivamente, è stato scoperto un tumore al polmone in stadio avanzato, per cui ha iniziato la chemioterapia e un trattamento immunoterapico.

Come è stato trattato il tromboembolismo venoso?

All'inizio, il paziente ha ricevuto un anticoagulante iniettato (Fondaparinux), ma ha avuto difficoltà a seguire correttamente la terapia. Non c'erano problemi che impedissero l'uso di anticoagulanti orali, quindi è stato scelto il Rivaroxaban, un farmaco che si assume per bocca e aiuta a sciogliere i coaguli e prevenire nuovi episodi.

  • La dose iniziale è stata di 15 mg due volte al giorno per 3 settimane.
  • Successivamente, la dose è stata ridotta a 20 mg una volta al giorno.

Il paziente ha continuato anche a usare calze elastiche per aiutare la circolazione.

Per quanto tempo è necessario il trattamento anticoagulante?

Le linee guida raccomandano di continuare la terapia per almeno 3-6 mesi nei pazienti con tromboembolismo e cancro. Nel caso descritto, il paziente ha seguito il trattamento per almeno tre mesi con controlli regolari.

Cosa è successo dopo sei mesi?

Dopo sei mesi di terapia, gli esami hanno mostrato un miglioramento significativo della trombosi, con quasi completa apertura delle vene interessate. La malattia tumorale era stabile e il paziente ha continuato la chemioterapia.

Si è deciso di proseguire con la stessa dose di Rivaroxaban (20 mg al giorno) per mantenere la protezione contro nuovi coaguli, rivalutando la situazione ogni tre mesi o in caso di cambiamenti clinici.

Considerazioni importanti nel trattamento del TEV nei pazienti con cancro

  • Ogni paziente ha un percorso unico e il rischio di coaguli o sanguinamenti può cambiare nel tempo. Per questo è fondamentale un monitoraggio regolare e una stretta collaborazione tra il medico che segue il tumore e quello che gestisce la terapia anticoagulante.
  • È importante valutare le possibili interazioni tra i farmaci anticoagulanti e i trattamenti oncologici, soprattutto con i nuovi farmaci immunoterapici, di cui si conosce ancora poco.
  • Il caso mostra che il Rivaroxaban, assunto per bocca, può essere efficace e sicuro a lungo termine anche in pazienti con tumore avanzato e che ricevono chemioterapia.

In conclusione

Il trattamento del tromboembolismo venoso nei pazienti con cancro richiede attenzione e personalizzazione. Il Rivaroxaban rappresenta una valida opzione per la terapia anticoagulante orale, con un buon equilibrio tra efficacia e sicurezza. È fondamentale un controllo medico regolare per adattare la terapia alle condizioni del paziente e ai trattamenti oncologici in corso.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Luca Costanzo

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