Che cosa sono i DOACs e la loro diffusione
I DOACs sono farmaci anticoagulanti usati per prevenire la formazione di coaguli nel sangue, soprattutto in pazienti con fibrillazione atriale non valvolare (NVAF). Negli ultimi otto anni, nei paesi occidentali, i DOACs hanno superato i vecchi farmaci chiamati VKA. Tuttavia, in alcune regioni meno sviluppate, come in alcune parti del Medio Oriente o in Cina, l’uso di questi farmaci è ancora limitato.
Chi usa maggiormente i DOACs
In paesi come la Giordania, studi su 2.000 pazienti con fibrillazione atriale mostrano che il 90% riceve una terapia anticoagulante, con una preferenza per i DOACs rispetto ai VKA. I pazienti più spesso trattati con DOACs sono quelli di età compresa tra 50 e 70 anni, con fattori di rischio, precedenti embolie, fibrillazione atriale persistente o permanente, problemi al cuore e basso rischio di sanguinamento. Al contrario, i pazienti molto anziani e quelli con fibrillazione atriale parossistica (che si presenta a episodi) tendono a usare meno i DOACs, spesso per preoccupazioni sui rischi.
Aderenza e persistenza: cosa significano
- Aderenza: indica quanto il paziente segue correttamente le indicazioni per prendere il farmaco.
- Persistenza: indica per quanto tempo il paziente continua a prendere la terapia senza interruzioni.
Questi due aspetti sono fondamentali per garantire l’efficacia del trattamento anticoagulante.
Situazione attuale sull’aderenza e persistenza
Studi in diversi paesi mostrano che, anche se molti pazienti iniziano la terapia con DOACs, una parte significativa non la mantiene nel tempo. Ad esempio:
- In Svezia, entro due anni, la percentuale di pazienti che continuano la terapia scende dal 85% al 70%.
- In Inghilterra, dopo un anno, circa il 65% dei pazienti continua il trattamento.
- In generale, la persistenza con i DOACs è superiore del 30-40% rispetto ai VKA.
- Circa un terzo dei pazienti non assume la terapia in modo continuo come raccomandato.
Il registro GLORIA AF ha mostrato risultati migliori, con l’80% dei pazienti che rimane in terapia dopo un anno.
Fattori che influenzano l’aderenza e la persistenza
- Il numero di farmaci assunti: più farmaci si prendono, maggiore è il rischio di sospendere la terapia anticoagulante.
- Piccoli sanguinamenti possono portare a interrompere il farmaco, anche se spesso sono segnali da approfondire con controlli medici.
- Alcuni pazienti con molte malattie associate hanno meno probabilità di continuare la terapia.
- Il periodo critico è nei primi sei mesi dall’inizio della terapia, quando è più alta la probabilità di interruzione.
- Fattori come il fumo, l’obesità e l’uso di altri farmaci possono influenzare negativamente la continuità della terapia.
Strategie per migliorare l’aderenza e la persistenza
Per aiutare i pazienti a seguire correttamente la terapia anticoagulante, si suggeriscono alcune azioni importanti:
- Limitare il numero di farmaci ai soli necessari per ridurre la complessità della terapia.
- Monitorare attentamente piccoli sanguinamenti per evitare sospensioni ingiustificate e indagare eventuali problemi nascosti.
- Sospendere l’uso di Aspirina nei pazienti che assumono anticoagulanti, a meno che non ci siano motivi specifici recenti per mantenerla.
- Coinvolgere familiari e chi si prende cura del paziente, usando strumenti come contenitori per pillole o dispositivi tecnologici che aiutano a ricordare l’assunzione.
- Aumentare i controlli soprattutto nei pazienti anziani o con altre malattie, che sono più a rischio di interrompere la terapia.
In conclusione
Dopo aver diffuso ampiamente i DOACs, oggi è fondamentale concentrarsi su aderenza e persistenza alla terapia anticoagulante. Solo così si può garantire una protezione efficace contro i rischi legati alla fibrillazione atriale, migliorando la qualità della vita dei pazienti.