Che cos’è l’ictus ischemico acuto e come si tratta
L’ictus ischemico acuto è una delle principali cause di morte e di disabilità permanente. Si verifica quando un vaso sanguigno che porta il sangue al cervello si blocca, di solito a causa di un coagulo. Le cause possono essere diverse, come:
- Coaguli provenienti dal cuore, spesso in persone con fibrillazione atriale;
- Aterosclerosi, cioè restringimento delle arterie principali del collo o del cervello;
- Altre cause meno comuni o sconosciute.
Per trattare l’ictus ischemico, si usano due principali metodi di rivascolarizzazione, cioè per riaprire il vaso bloccato:
- Trombolisi endovenosa (IVT): un farmaco che scioglie il coagulo, da somministrare entro poche ore dall’inizio dei sintomi;
- Terapia endovascolare (EVT): un intervento per via endovascolare, cioè attraverso i vasi sanguigni, per rimuovere meccanicamente il coagulo.
La trombolisi è efficace ma ha limiti, come controindicazioni e minore efficacia nei blocchi dei grandi vasi. La terapia endovascolare, invece, è risultata superiore soprattutto per questi casi più gravi, e può essere effettuata anche fino a 24 ore dall’inizio dei sintomi in pazienti selezionati con esami specifici.
Perché coinvolgere i Cardiologi Interventisti nel trattamento dell’ictus
La terapia endovascolare richiede competenze specifiche per muoversi nei vasi cerebrali. I Cardiologi Interventisti hanno una grande esperienza in interventi simili, come quelli per l’infarto del cuore, e sono abituati a lavorare con tecniche endovascolari urgenti.
In molti paesi, soprattutto dove mancano abbastanza Neurologi esperti in interventistica, i Cardiologi possono aiutare a garantire che più pazienti ricevano un trattamento rapido e adeguato.
Per poter intervenire in sicurezza, però, i Cardiologi devono seguire una formazione specifica in neurologia, neuroimaging e tecniche endovascolari dedicate all’ictus.
Come si forma un Cardiologo Interventista per trattare l’ictus
La formazione include:
- Conoscenze teoriche approfondite di neurologia e neuroscienze;
- Studio del neuroimaging per diagnosticare e selezionare i pazienti;
- Apprendimento pratico delle procedure endovascolari cerebrali, con un periodo di almeno 12 mesi di training;
- Partecipazione a team multidisciplinari per acquisire esperienza diretta;
- Uso di simulatori per conoscere l’anatomia dei vasi cerebrali;
- Effettuare un numero minimo di procedure sotto supervisione prima di operare in modo indipendente.
Questi passaggi sono stati definiti da società scientifiche europee che hanno creato linee guida e corsi specifici, come il corso EXMINT.
Il futuro della collaborazione tra specialisti
Oggi il trattamento dell’ictus avviene in centri specializzati con équipe multidisciplinari che includono neurologi, neurochirurghi, neuroradiologi, cardiologi e altri specialisti.
La collaborazione tra le reti di emergenza per l’infarto e per l’ictus è in crescita, con l’obiettivo di migliorare la qualità delle cure.
I Cardiologi Interventisti, con la formazione adeguata, possono diventare protagonisti importanti nel trattamento endovascolare dell’ictus, contribuendo a ridurre le disuguaglianze nell’accesso alle cure e a migliorare i risultati per i pazienti.
In conclusione
La terapia endovascolare è un trattamento efficace per l’ictus ischemico acuto, soprattutto nei casi più gravi. I Cardiologi Interventisti, grazie alla loro esperienza in interventi vascolari, possono integrare i team multidisciplinari per offrire questo trattamento, a patto di seguire una formazione specifica in neurologia e neurointerventistica. Questa collaborazione può aiutare a garantire cure migliori e più accessibili a tutti i pazienti, ovunque si trovino.