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Articolo per pazienti Pubblicato: 13/12/2021 Lettura: ~4 min

Anticoagulanti orali diretti (DOAC) e anticoagulanti tradizionali (AVK): impatto sulla funzione renale nei pazienti con fibrillazione atriale

Fonte
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Autore articolo originale:👨‍⚕️ Egle Incalcaterra Aggiornato il 02/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 989 Sezione: 22

Introduzione

La fibrillazione atriale e la malattia renale cronica sono condizioni che spesso si presentano insieme. Gestire l'anticoagulazione in questi pazienti è complesso, soprattutto perché la funzione renale può peggiorare nel tempo. È importante conoscere le differenze tra i vari tipi di anticoagulanti per scegliere la terapia più adatta in base alla salute dei reni.

Relazione tra fibrillazione atriale e malattia renale cronica

La fibrillazione atriale (FA) e la malattia renale cronica (MRC) sono spesso presenti insieme. Circa la metà delle persone con FA ha anche una MRC, e un quinto di chi ha MRC sviluppa FA. La probabilità di avere FA aumenta quando la funzione dei reni peggiora.

La MRC non solo favorisce l'insorgenza della FA, ma aumenta anche il rischio di complicazioni, come ictus e sanguinamenti. Questo perché la malattia renale altera il normale equilibrio del sangue, rendendolo più incline a formare coaguli ma anche più fragile.

Monitoraggio e trattamento anticoagulante

Nei pazienti con FA che assumono anticoagulanti, è fondamentale controllare regolarmente la funzione renale, misurata con il filtrato glomerulare. Nei pazienti senza problemi renali, il controllo va fatto almeno una volta all'anno; in chi ha una disfunzione renale, più spesso.

Il warfarin, un anticoagulante tradizionale, è efficace ma può peggiorare la funzione renale per diversi motivi, come favorire calcificazioni nei vasi renali e microemorragie che danneggiano i reni.

Anticoagulanti orali diretti (DOAC)

I DOAC sono farmaci più recenti che hanno dimostrato efficacia simile al warfarin ma con un profilo di sicurezza migliore, specialmente per quanto riguarda il rischio di sanguinamenti. Inoltre, rispetto al warfarin, i DOAC sembrano causare meno peggioramento della funzione renale.

Tutti questi farmaci vengono eliminati in parte attraverso i reni, quindi la dose deve essere adattata in base al filtrato glomerulare per evitare complicazioni.

Uso dei DOAC in diverse fasi della malattia renale

  • Nei pazienti con malattia renale da lieve a moderata (filtrato glomerulare tra 30 e 49 ml/min), i DOAC sono efficaci e sicuri come nei pazienti con funzione renale normale.
  • Studi importanti (RE-LY, ROCKET-AF, ARISTOTLE, ENGAGE AF-TIMI 48) confermano questi risultati, anche se ci sono differenze tra i vari DOAC. Ad esempio, l'apixaban mostra un vantaggio maggiore nel ridurre i sanguinamenti rispetto al warfarin, soprattutto con il peggiorare della funzione renale.
  • Per la malattia renale grave (filtrato glomerulare tra 15 e 29 ml/min), le evidenze sono limitate perché questi pazienti sono stati esclusi dalla maggior parte degli studi. Le linee guida consigliano dosi ridotte di alcuni DOAC (rivaroxaban, apixaban, edoxaban), mentre dabigatran non è raccomandato in Europa per questa condizione.
  • Apixaban ed edoxaban sono preferiti in questa fase perché hanno mostrato un buon equilibrio tra efficacia e sicurezza, con dosi ridotte pari al 50% della dose normale.

Situazione nei pazienti con insufficienza renale terminale e in dialisi

Nei pazienti con insufficienza renale terminale o in dialisi, la fibrillazione atriale è molto comune e il rischio di ictus è molto alto. Tuttavia, anche il rischio di sanguinamenti è aumentato a causa della dialisi stessa e delle sue procedure.

Non ci sono studi clinici controllati che chiariscano il miglior trattamento anticoagulante in questa popolazione. Gli studi osservazionali mostrano risultati contrastanti riguardo ai benefici e ai rischi del warfarin e dei DOAC.

Alcuni dati recenti indicano che rivaroxaban e apixaban possono avere un profilo di efficacia e sicurezza simile o migliore rispetto al warfarin in pazienti dializzati, ma le evidenze non sono definitive.

Le linee guida attuali non raccomandano l'uso standard dei DOAC in questi casi, ma suggeriscono un approccio personalizzato, valutando attentamente rischi e benefici insieme al paziente.

In alternativa, per questi pazienti ad alto rischio, si può considerare la chiusura percutanea dell’auricola sinistra, una procedura che riduce il rischio di formazione di coaguli nel cuore.

In conclusione

La gestione dell'anticoagulazione nei pazienti con fibrillazione atriale e malattia renale cronica è complessa e richiede un attento monitoraggio della funzione renale. I DOAC rappresentano una valida alternativa al warfarin, con un profilo di sicurezza migliore e minore impatto sulla funzione renale, soprattutto nelle fasi iniziali e moderate della malattia renale. Nelle fasi più avanzate, le scelte terapeutiche devono essere personalizzate, considerando i rischi e i benefici per ogni singolo paziente.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Egle Incalcaterra

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