CardioLink Salute • Contenuti informativi per pazienti
Articolo per pazienti Pubblicato: 13/12/2021 Lettura: ~3 min

Embolia polmonare e dabigatran: prevenzione, trattamento oppure entrambi?

Fonte
Vincenzo Nissardi, U.O.C. Clinica Cardiologica–UTIC, Azienda Ospedaliero-Universitaria di Cagliari

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Vincenzo Nissardi Aggiornato il 02/02/2026

Informazioni rapide
Contenuti derivati da testi redatti da Medici specialisti in ambito cardiovascolare, adattati usando un linguaggio semplice per aiutarti a capire meglio la tua salute
Categoria: 989 Sezione: 22

Introduzione

L'embolia polmonare è una condizione seria che richiede un trattamento attento con farmaci anticoagulanti. Questo testo spiega in modo chiaro quanto a lungo è necessario usare questi farmaci, in particolare il dabigatran, per prevenire nuovi episodi e garantire la sicurezza del paziente.

Che cos'è l'embolia polmonare e quanto è diffusa

L'embolia polmonare (EP) fa parte di una condizione chiamata tromboembolia venosa (TEV), che include anche la trombosi venosa profonda (TVP). Si tratta di una delle malattie cardiovascolari più comuni, dopo infarto e ictus.

L'EP può colpire persone di tutte le età, ma è più frequente negli anziani, specialmente sopra gli 80 anni, con un rischio molto più alto rispetto ai giovani. Negli ultimi anni, il numero di casi di EP sembra essere aumentato. Questa malattia ha anche un costo elevato per il sistema sanitario, soprattutto perché colpisce persone con altre malattie e condizioni di salute complesse.

Perché l'embolia polmonare è pericolosa

L'EP può causare gravi problemi al cuore e ai polmoni, portando a un rapido peggioramento delle condizioni di salute. La mortalità è alta: in Europa, molti decessi avvengono improvvisamente o prima che si inizi il trattamento. Spesso l'EP viene diagnosticata solo dopo la morte.

Fortunatamente, grazie a terapie migliori e a una diagnosi più tempestiva, la mortalità sta diminuendo.

Come si valuta il rischio e si decide il trattamento

Per scegliere il trattamento più adatto, i medici valutano il rischio di morte del paziente basandosi su sintomi, esami del sangue e immagini come ecografie e TAC. Si distinguono tre livelli di rischio:

  • Alto
  • Intermedio
  • Basso

Trattamento di emergenza per EP ad alto rischio

Nei casi più gravi, si usa la trombolisi, cioè un farmaco che scioglie il coagulo. Se non è possibile, si può ricorrere a interventi chirurgici o procedure speciali, ma solo in centri esperti. Dopo la stabilizzazione, si passa ai farmaci anticoagulanti orali.

Trattamento per EP a rischio intermedio

La maggior parte dei pazienti riceve farmaci anticoagulanti orali, che possono essere:

  • Farmaci antagonisti della vitamina K (AVK), come warfarin o acenocumarolo
  • Anticoagulanti orali diretti (DOAC), come dabigatran, rivaroxaban, apixaban ed edoxaban

Gli studi clinici hanno dimostrato che i DOAC sono efficaci quanto gli AVK ma con meno rischi di sanguinamenti gravi.

Durata del trattamento anticoagulante

Il trattamento con anticoagulanti deve durare almeno 3 mesi. Prolungare la terapia può ridurre il rischio di nuovi episodi, ma aumenta anche il rischio di sanguinamenti. Il bilancio tra benefici e rischi va valutato con attenzione.

Rispetto agli AVK, i DOAC hanno un rischio minore di sanguinamenti, il che può influenzare la decisione sulla durata del trattamento.

Dati specifici sul dabigatran

Il dabigatran è l'unico DOAC che ha studiato il trattamento fino a 36 mesi, dimostrando efficacia simile agli AVK ma con una sicurezza superiore, cioè meno sanguinamenti importanti.

Classificazione del rischio di recidiva

I pazienti sono divisi in gruppi in base al rischio di avere un nuovo episodio di TEV dopo aver interrotto il trattamento:

  • Rischio basso: meno del 3% all'anno
  • Rischio intermedio: tra il 3% e l'8% all'anno
  • Rischio alto: più dell'8% all'anno

Questa classificazione aiuta a decidere se continuare o meno la terapia anticoagulante.

Raccomandazioni generali

Secondo le linee guida europee del 2019, nei pazienti senza tumori attivi, il trattamento anticoagulante deve durare almeno 3 mesi e può essere prolungato in base al rischio individuale di recidiva e di sanguinamento.

In conclusione

Il trattamento anticoagulante orale per l'embolia polmonare deve durare almeno 3 mesi. Il dabigatran è un'opzione efficace e sicura, con studi che ne confermano l'uso anche a lungo termine fino a 36 mesi. La decisione sulla durata del trattamento deve sempre bilanciare il rischio di nuovi episodi con quello di sanguinamenti, valutando attentamente ogni singolo paziente.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Vincenzo Nissardi

Conversazione interattiva sul contenuto

discussione medico-scientifica con genIA