Che cosa è successo alla paziente
Una donna di 24 anni, con obesità e sindrome dell’ovaio policistico, ha iniziato a sentirsi molto stanca, con febbre, dolore alla schiena e tosse che duravano da circa un mese. Aveva già ricevuto cure a casa con antibiotici e cortisone, ma senza miglioramenti. Successivamente, il suo medico ha diagnosticato una mononucleosi, un'infezione causata dal virus di Epstein-Barr.
Arrivo in ospedale e primi controlli
Quando è arrivata al Pronto Soccorso, era sveglia e senza febbre, ma molto stanca. Gli esami del sangue mostravano un aumento dei segni di infiammazione e dei valori del fegato. La radiografia e la tomografia computerizzata (TC) hanno mostrato un ingrossamento della milza, linfonodi aumentati di numero e dimensioni, e alcune aree di polmonite con versamento pleurico, cioè presenza di liquido intorno ai polmoni.
Diagnosi e decorso in ospedale
- Il test per il virus SARS-CoV-2 era negativo, mentre il test per la mononucleosi era positivo.
- Durante il ricovero, la situazione respiratoria è peggiorata, richiedendo ossigeno e antibiotici per via endovenosa.
- Gli esami successivi hanno evidenziato anemia e un aumento molto alto del D-Dimero, un indicatore che può suggerire la presenza di coaguli nel sangue.
- La TC con mezzo di contrasto ha confermato la presenza di trombi (coaguli) nei polmoni, chiamata tromboembolia polmonare, e versamento pleurico lieve.
- Un'ecografia del cuore e degli arti inferiori non ha trovato trombi, ma un'ecografia degli arti superiori ha mostrato un coagulo nella vena basilica del braccio sinistro.
- Gli esami per altre cause di trombosi e per tumori sono risultati negativi, ma è stata trovata la presenza di un anticorpo chiamato LAC, che può aumentare il rischio di coaguli.
Trattamento e follow-up
La paziente ha iniziato una terapia anticoagulante con un farmaco chiamato Enoxaparina, seguito da un altro anticoagulante orale, Edoxaban. Le è stata anche consigliata una dieta ipocalorica per gestire il peso. Dopo tre mesi, la paziente stava meglio, senza sintomi importanti, e gli esami hanno mostrato la scomparsa dei coaguli e la riduzione dell'infiammazione, anche se l'anticorpo LAC era ancora presente.
Dopo altri tre mesi, la terapia anticoagulante è stata sospesa perché gli esami non mostravano più la presenza di anticorpi che aumentano il rischio di coaguli. La paziente è rimasta in buone condizioni generali e continuerà a essere seguita per controllare la sua salute e il peso.
Relazione tra virus di Epstein-Barr e trombosi
Il virus di Epstein-Barr può attivare il sistema immunitario in modo da far comparire temporaneamente anticorpi come il LAC, che aumentano il rischio di formazione di coaguli nel sangue. Questa situazione è generalmente transitoria e si risolve con il tempo.
In conclusione
In questa giovane donna, un'infezione da virus di Epstein-Barr ha portato a un aumento del rischio di coaguli nel sangue, causando tromboembolismo venoso. Grazie a un'attenta diagnosi e a un trattamento adeguato con anticoagulanti, la paziente è migliorata e i coaguli si sono risolti. Il caso evidenzia l'importanza di monitorare attentamente le complicanze di alcune infezioni virali e di seguire il paziente nel tempo per garantire una completa guarigione.