Che cosa è stato studiato
Lo studio ADAPT-TAVR ha coinvolto 229 persone con un'età media di 80 anni, di cui il 58% donne. Tutti avevano subito un intervento chiamato TAVI, che serve a sostituire una valvola del cuore senza aprire il torace. Questi pazienti non avevano bisogno di una terapia anticoagulante a lungo termine per altre malattie.
Lo scopo era confrontare due tipi di terapie per prevenire la formazione di coaguli (trombosi) sulle valvole appena impiantate:
- Edoxaban: un farmaco anticoagulante che aiuta a prevenire la formazione di coaguli nel sangue.
- Duplice terapia antiaggregante: due farmaci che impediscono alle piastrine (cellule del sangue che aiutano la coagulazione) di attaccarsi e formare coaguli.
Come è stato condotto lo studio
I pazienti sono stati divisi casualmente in due gruppi per ricevere una delle due terapie per 6 mesi. Sono stati valutati con esami specifici:
- Risonanza magnetica cerebrale una settimana dopo l'intervento e dopo 6 mesi per cercare eventuali lesioni nel cervello.
- Test di funzione neurologica e cognitiva per verificare eventuali problemi di memoria o di movimento.
- Tomografia computerizzata
I risultati principali
- Nel gruppo che ha ricevuto edoxaban, il 9,8% dei pazienti ha mostrato trombosi subclinica delle cuspidi valvolari.
- Nel gruppo con duplice terapia antiaggregante, la trombosi subclinica è stata presente nel 18,4% dei pazienti.
- Questa differenza non è risultata statisticamente significativa, cioè potrebbe essere dovuta al caso.
- I tassi di morte, ictus, attacchi ischemici transitori (problemi temporanei di circolazione cerebrale) e problemi di memoria o di funzione neurologica sono stati simili nei due gruppi.
- Non è stata trovata alcuna relazione tra la presenza di trombosi subclinica e nuove lesioni cerebrali o cambiamenti nella funzione neurologica o cognitiva.
In conclusione
Lo studio suggerisce che, in pazienti che hanno subito una TAVI e non necessitano di anticoagulanti a lungo termine, l'uso di edoxaban può ridurre la comparsa di piccoli coaguli sulle valvole rispetto alla duplice terapia antiaggregante, anche se questa differenza non è stata confermata in modo certo. Inoltre, non sono emerse differenze importanti negli eventi cerebrali o nella funzione neurologica e cognitiva tra i due trattamenti. Questi risultati aiutano a comprendere meglio come gestire la prevenzione della trombosi valvolare e degli eventi cerebrovascolari in questi pazienti.