Che cosa è stato studiato
Le linee guida attuali consigliano un farmaco chiamato eparina a basso peso molecolare (EBPM) per prevenire i coaguli nei pazienti con fratture agli arti. Tuttavia, non è chiaro se l’aspirina possa funzionare altrettanto bene in questa situazione.
Per questo, uno studio ha coinvolto 12.211 pazienti con fratture agli arti o alla pelvi che sono stati trattati con chirurgia o altro metodo. I pazienti sono stati divisi in due gruppi: uno ha ricevuto EBPM (enoxaparina 30 mg due volte al giorno) e l’altro aspirina (81 mg due volte al giorno) durante il ricovero.
Come è stato condotto il trattamento
Dopo essere usciti dall’ospedale, i pazienti hanno continuato la prevenzione dei coaguli seguendo le indicazioni del centro medico di riferimento. In media, durante il ricovero, i pazienti hanno ricevuto circa 9 dosi di terapia e hanno continuato il trattamento per una durata media di 21 giorni dopo la dimissione.
Chi erano i pazienti
- Età media: 45 anni (con variazioni di circa 18 anni)
- Lo 0,7% aveva una storia di coaguli di sangue (tromboembolismo venoso)
- Il 2,5% aveva una diagnosi di cancro
I risultati principali
- La mortalità a 90 giorni (cioè il numero di pazienti morti per qualsiasi causa entro 3 mesi) è stata molto simile tra i due gruppi: 0,78% con aspirina e 0,73% con EBPM.
- La trombosi venosa profonda (coaguli nelle vene profonde) è stata leggermente più frequente con aspirina (2,51%) rispetto a EBPM (1,71%), ma questa differenza non è risultata significativa, cioè potrebbe essere dovuta al caso.
- Non ci sono state differenze importanti per quanto riguarda l’embolia polmonare non fatale (coaguli nei polmoni), i sanguinamenti o altre complicazioni.
In conclusione
Questo studio suggerisce che l’aspirina potrebbe essere un’alternativa valida all’eparina a basso peso molecolare per prevenire i coaguli dopo fratture agli arti o alla pelvi. Entrambi i trattamenti hanno mostrato risultati simili in termini di sicurezza e efficacia. Tuttavia, ogni scelta terapeutica deve essere sempre discussa con il medico, che valuterà la situazione specifica di ogni paziente.