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Articolo per pazienti Pubblicato: 30/01/2023 Lettura: ~2 min

L’aspirina come alternativa per prevenire i coaguli dopo una frattura

Fonte
Major Extremity Trauma Research Consortium (METRC). 10.1056/NEJMoa2205973.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Francesco Gentile Aggiornato il 02/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

Dopo una frattura agli arti o alla pelvi, è importante prevenire la formazione di coaguli di sangue, che possono essere pericolosi. Questo testo spiega uno studio che ha confrontato l’aspirina con un trattamento standard per capire se l’aspirina può essere una valida alternativa.

Che cosa è stato studiato

Le linee guida attuali consigliano un farmaco chiamato eparina a basso peso molecolare (EBPM) per prevenire i coaguli nei pazienti con fratture agli arti. Tuttavia, non è chiaro se l’aspirina possa funzionare altrettanto bene in questa situazione.

Per questo, uno studio ha coinvolto 12.211 pazienti con fratture agli arti o alla pelvi che sono stati trattati con chirurgia o altro metodo. I pazienti sono stati divisi in due gruppi: uno ha ricevuto EBPM (enoxaparina 30 mg due volte al giorno) e l’altro aspirina (81 mg due volte al giorno) durante il ricovero.

Come è stato condotto il trattamento

Dopo essere usciti dall’ospedale, i pazienti hanno continuato la prevenzione dei coaguli seguendo le indicazioni del centro medico di riferimento. In media, durante il ricovero, i pazienti hanno ricevuto circa 9 dosi di terapia e hanno continuato il trattamento per una durata media di 21 giorni dopo la dimissione.

Chi erano i pazienti

  • Età media: 45 anni (con variazioni di circa 18 anni)
  • Lo 0,7% aveva una storia di coaguli di sangue (tromboembolismo venoso)
  • Il 2,5% aveva una diagnosi di cancro

I risultati principali

  • La mortalità a 90 giorni (cioè il numero di pazienti morti per qualsiasi causa entro 3 mesi) è stata molto simile tra i due gruppi: 0,78% con aspirina e 0,73% con EBPM.
  • La trombosi venosa profonda (coaguli nelle vene profonde) è stata leggermente più frequente con aspirina (2,51%) rispetto a EBPM (1,71%), ma questa differenza non è risultata significativa, cioè potrebbe essere dovuta al caso.
  • Non ci sono state differenze importanti per quanto riguarda l’embolia polmonare non fatale (coaguli nei polmoni), i sanguinamenti o altre complicazioni.

In conclusione

Questo studio suggerisce che l’aspirina potrebbe essere un’alternativa valida all’eparina a basso peso molecolare per prevenire i coaguli dopo fratture agli arti o alla pelvi. Entrambi i trattamenti hanno mostrato risultati simili in termini di sicurezza e efficacia. Tuttavia, ogni scelta terapeutica deve essere sempre discussa con il medico, che valuterà la situazione specifica di ogni paziente.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Francesco Gentile

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