La storia clinica della paziente
Si tratta di una donna di 50 anni, che non fuma e ha avuto due gravidanze portate a termine. A 34 anni ha iniziato a soffrire di episodi ripetuti di diarrea, sangue nelle feci e febbricola. Le è stata diagnosticata la rettocolite ulcerosa, una malattia infiammatoria dell'intestino, e ha iniziato una terapia con un farmaco chiamato mesalazina, che ha migliorato i sintomi.
Poco dopo la diagnosi, ha avuto il primo episodio di trombosi venosa superficiale (coagulo di sangue in una vena vicino alla superficie della pelle) nella gamba sinistra, trattato con eparina, un farmaco anticoagulante, per un mese con buon risultato.
Nel 2010 ha avuto un secondo episodio di trombosi nella vena safena interna della gamba destra, curato con un altro tipo di eparina e un farmaco per migliorare la circolazione. Dopo tre mesi, l'esame ecografico ha mostrato il ritorno al normale flusso sanguigno, anche se con qualche problema residuo alle valvole venose.
Nel 2012 ha avuto una nuova trombosi superficiale nella stessa gamba, trattata con un farmaco per la circolazione, con miglioramento. Nel 2013 ha avuto un episodio di trombosi venosa profonda (coagulo in una vena più profonda) nella gamba destra, considerato senza causa evidente (idiopatico). È stata quindi trattata con eparina e poi con warfarin, un anticoagulante orale, mantenendo un controllo del sangue chiamato INR tra 2 e 3, che indica una buona efficacia del farmaco. Le sono state anche prescritte vitamine come acido folico e vitamina B12 e l'uso di calze elastiche per aiutare la circolazione.
Nel 2014 le è stato diagnosticato un tumore al seno sinistro, curato con intervento chirurgico, chemioterapia e terapia ormonale.
Dopo circa un anno di terapia con warfarin, il trattamento è stato cambiato con un farmaco anticoagulante più moderno chiamato rivaroxaban, a dose ridotta (10 mg al giorno), continuando la terapia ormonale. Fino al 2023 non ha avuto nuove trombosi.
Che cosa significa "TVP prossimale"?
La trombosi venosa profonda (TVP) prossimale è un coagulo che si forma nelle vene profonde della gamba, a partire dalla vena poplitea (dietro il ginocchio) verso l'alto. Questo tipo di trombosi è importante perché può causare complicazioni più serie.
Il ruolo della mutazione del Fattore V Leiden
La paziente è risultata portatrice di una mutazione genetica chiamata eterozigosi per il Fattore V Leiden, che può aumentare il rischio di trombosi. Tuttavia, questa condizione da sola non richiede necessariamente una terapia anticoagulante prolungata, a meno che non ci siano episodi di trombosi senza cause evidenti o ricorrenti.
Scelta del trattamento anticoagulante a lungo termine
- La durata della terapia anticoagulante dipende dal tipo di evento trombotico (se è stato causato da una situazione nota o è idiopatico).
- Le trombofilie maggiori aumentano il rischio di recidiva, ma l'eterozigosi per il Fattore V Leiden non è di per sé motivo per un trattamento prolungato.
- In questo caso, dopo un anno di terapia con warfarin, è stato scelto un anticoagulante orale diretto (DOAC), il rivaroxaban, a dose ridotta.
- I DOAC sono farmaci più semplici da usare e favoriscono una migliore adesione al trattamento.
La prescrizione di rivaroxaban a dose ridotta
La scelta di usare rivaroxaban 10 mg una volta al giorno è supportata da studi clinici (come lo studio EINSTEIN CHOICE) che hanno dimostrato l'efficacia e la sicurezza di questa strategia dopo un anno di terapia con anticoagulanti tradizionali.
In conclusione
La gestione della trombosi venosa in questa paziente con diverse condizioni mediche è stata personalizzata e basata sulle evidenze scientifiche. L'uso di anticoagulanti orali diretti a dose ridotta dopo un anno di terapia tradizionale rappresenta una strategia efficace e sicura per prevenire nuove trombosi, migliorando la qualità di vita e l'aderenza al trattamento.